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Volo

Di Carlo Gozzi    

 

In questa sera di metà settembre, con la musica in cuffia, il pensiero ritorna alle due settimane di agosto trascorse in montagna e alle gite fatte. Ritorna alla mente l’aria tersa, fresca, ed il cielo carico di azzurro intenso: con queste sensazioni è impossibile non apprezzare l’ambiente della montagna e la sua bellezza.

La tranquillità che riesce a trasmettere è quasi disarmante. Come sono distanti le giornate vissute in città, con il traffico e la frenesia che padroneggia nei nostri pensieri …

“guarda quello stronzo come guida!. Ma perché non se ne sta a casa !”

…  l’autobus che non passa … e quando arriva è stracarico di persone che, ancora assonnate, litigano perché non fanno spazio a chi deve scendere.

E ancora il nervosismo per l’ascella che inonda le nostre narici o l’ombrello di chi sta al fianco che gocciola sulla nostra scarpa ….

“Signora ! i carciofi che ha nel sacchetto mi stanno bucando una gamba !!”

 

Ma per l’amor di dio … qui no, in questo posto non c’è nulla che possa distogliere il pensiero dal godere di un panorama che ad ogni svolta del sentiero è diverso rispetto a prima. E se anche fosse lo stesso monte di prima, ora sembra diverso: cambia l’angolo di visuale e la luce del sole che riflette lo fa apparire come un’altra vetta.

 

Percorro le cenge che risalgono le cascate di Stroppia, in Val Maira … è meraviglioso!

E’ incredibile come una vallata tanto bella possa essere snobbata dalla massa solo perché “lunga” da raggiungere: solo nei fine settimana dell’estate è possibile trovare un po’ di affollamento … poca roba, per carità, ma sembra fin troppo per lo standard del posto.

Ma perché lamentarsi? Tutto sommato è meglio così: ho bisogno di ritrovare un po’ di tranquillità in luoghi poco frequentati per fare pace con me stesso.

 

“Pace” …. parola strana ai nostri giorni ….

 

….. Ero stato qui una ventina di giorni prima, durante un fine settimana,: il suono dell’acqua delle cascate riecheggiava in tutta la valle dando un senso di ricchezza e di prosperità.

 

Oggi non si sente alcun rumore: come si esaurisce in poco tempo una risorsa naturale !

 

Supero il rifugio Stroppia e risalgo il breve pendio che conduce al laghetto … ormai quasi prosciugato.

Il sentiero si fa più pianeggiante ed anche l’ambiente è differente.

I verdi larici hanno lasciato il posto ad una pietraia smisurata.

I fischi lanciati dalle marmotte per segnalare la nostra presenza, hanno lasciato il posto al rumore di qualche pietra smossa dai caprioli …

Che animali stupendi si possono incontrare ….

Le marmotte, in questo periodo, sono già belle gonfie dall’erba ingurgitata sin dall’inizio della primavera: al mio passaggio fuggono fischiando come impazzite. Saltellano verso la tana più vicina trascinando il sedere quasi con fatica … alla mia vista sembra che il fondoschiena sia così pesante che le zampe posteriori non si alzino nemmeno da terra !

Camosci e caprioli, invece, saltellano sulle rocce e sui pendii scoscesi con la stessa facilità con cui io riesco a battere le ciglia. Uno dei cuccioli si attarda ad allontanarsi e si ferma qualche minuto ad osservarci: sembra quasi pensare <<ma dove vanno questi animali a due zampe e con quei fardelli sulla schiena ?>>

Poi la madre, più in alto, si ferma ad aspettare il piccolo …. e con tutta la cucciolata prosegue risalendo il ghiaione alla base della parete del monte.

Il Sole, non ancora all’apice della sua parabola, illumina la parete di roccia che appare con colori che vanno dalla luminosa e chiara vetta allo scuro dell’ombra dei canalini meno accessibili.

 

Che bella quella parete di roccia !!!

Cammino per un facile sentiero … e sono assalito dalla voglia di scovare nuove linee di salita che potrebbero portarmi ad una vetta …

Mi volto …. e vedo la rocca e la torre Castello.

 

Un assolo di pianoforte della musica che sto ascoltando, mi distoglie per un istante dalla gita di questa estate e mi riporta all’arrampicata alla Castello di sette giorni fa: all’improvviso, mi ritrovo con le sopracciglia corrucciate ed il dubbio di quando mi sentirò ancora pronto per una nuova avventura.

Prima lunghezza di corda: inizio ad arrampicare e mi accorgo quasi subito che i movimenti sono un po’ contratti. Ma la testa è lucida e tranquilla … trovo un chiodo e metto il primo rinvio nel quale passare la corda .. poi il secondo chiodo …. e ripeto lo stesso gesto.

Un vecchio cordino che esce dalla roccia mi permette di proteggere un passaggio un po’ delicato: lo supero grazie alla lucidità mentale, nonostante i muscoli del corpo siano ancora legati.

Ora non vedo protezioni: metto un friends …. poi un altro …. e continuo a salire seppur in maniera poco dinamica.

Mi fermo un istante sentendo delle voci più in basso: due cordate si stanno avvicinando alla base della parete …. Guardo l’ultima protezione messa e la vedo già distante …. Sono in leggero traverso ma il terrazzino per la sosta è abbastanza vicino: mi sembra un tratto semplice, forse un  IV grado, e non vale la pena “sbattersi” per mettere un’altra protezione.

Ma quando sposto il peso del corpo sulla gamba sinistra …. mi accorgo che le dita della mano  stanno scivolando dall’appiglio.

Come mai non provo nemmeno a dare un colpo di reni per ritrovare l’equilibrio ?

Non lo so ….. gli occhi spalancati osservano le dita che scivolano via dalla roccia …. Il tempo di avvisare il compagno e spingermi indietro per evitare qualsiasi contatto con la roccia …

 

“TIENIMIII”

 

Il piede destro resta agganciato a qualche cosa …. mi sbilancio …. e in un attimo mi trovo a testa in giù: vedo la parete che si avvicina e chiudo gli occhi.

Quante volte, in passato, ho avvisato il compagno al grido “tienimi” … ma  pronunciare l’ultima sillaba corrispondeva al sentir la corda che andava in tiro: uno piccolo strattone e la punta delle scarpette che tornavano a toccare la parete di roccia.

Ma questa volta c’è qualche cosa di diverso: il rumore dell’aria che aumentava di intensità… la parete scorre veloce davanti agli occhi … il friends …. noto per un istante l’ultimo friends che ho messo: mi  passa davanti agli occhi ma subito scompare … ancora la parete che viaggia davanti a me ..  la roccia si avvicina sempre più … chiudo gli occhi … un bruciore improvviso alla punta del naso ed il rumore del caschetto che sfrigola contro la roccia …… un colpo deciso e l’arresto ….

 

<<come stai ?!?!>>

 

Riapro gli occhi e con un colpo di reni mi riporto con il corpo in verticale mentre sono appeso alle corde.

Guardo in alto ma non riesco a capire a che punto mi trovo … mi faccio calare e finalmente con i piedi tocco in terra.

<<Il naso …. Mi brucia la punta del naso …. ma sto bene.>>

Guardo negli occhi il mio compagno che ha arrestato la caduta …

 

<<Quanti ……. Che volo ho fatto ? …. Quanti metri erano ? …>>

 

Le gambe bruciano: guardo sotto le braghe e noto un po’ di escoriazioni e qualche livido.

Mi duole anche la gamba all’altezza dell’inguine. …

 

<<Mi dispiace ma ….. credo che oggi non arrampicherò più: se vuoi ti faccio sicura; se vuoi provare a fare il primo tiro e toccare un po’ la roccia>>

 

Cambio posizione sulla poltrona mentre termina l’assolo del tastierista: la schiena è ancora indolenzita ma del resto …..

 

<<heeee … saranno stati più o meno 16 metri … forse un po’ di più …. Comunque non ti preoccupare: fumati una sigaretta che poi torniamo alla macchina. La via la faremo un’altra volta, tanto la vetta è sempre lì e non la sposta nessuno>>

 

Ora è il sax a farla da padrone con l’assolo: riappare alla mente la parete illuminata dal sole con il gioco di ombre che nascondono i canalini rocciosi come possibili vie di salita.

Per un pò sarà meglio dedicarmi al piacere della musica: tornerà il tempo delle salite.

 

 

Carlo Gozzi

© Carlo Gozzi, 2004

 

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