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Andrea Di Cesare

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ALBAREDO E I SUOI MURALI

 

FORNARINA, 1993

DAL PITOCCHETTO AL COURBET, 1993

IL CACCIATORE, 1994

 

Luigi Valsecchi ritratto davanti a una sua opera

 

ALBAREDO E LA VIA PRIULA

 

Veduta di Albaredo

STORIA DEI MURALI

Nel '93, il Sindaco di Albaredo Patrizio Del Nero, presentatomi da Eugenio Gusmeroli - il pittore di Morbegno che aveva già fatto un murale in Albaredo - mi commissionò due murali. Essi dovevano valorizzare il lavoro e la memoria della vita contadina, e montanara; la tradizione di Albaredo dipinta sui muri, che tutti potessero vedere. C'era, all'interno di un lavatoio, sotto una tettoia di tegole antiche, uno spazio di metri 3x2, che faceva da fondale, ben protetto. Dipinsi una donna alla fontana, (che presi dal Pitocchetto - Giacomo Ceruti, lombardo, del '600) e - vicino - una contadina dell'800, una citazione-omaggio a Gustave Courbet.

Sul trabatello, più in alto - della stessa misura, orizzontale - il nuovo murale doveva esser visto dal basso: le figure dovevano esser disegnate con criterio espressivo; è questa la ragione muralistica. Si tratta della
"Fornarina", che - anticamente - metteva nel forno la "bisciola" , citazione da Millet, e poi da Courbet. Ancora da Millet, e Van Ghog, i lavoratori, e un cane in primo piano, che rappresenta bene l'attesa, il "ritorno", citando personaggi storici della pittura che non si possono dimenticare.

Un anno dopo, nel '94, lo stesso Sindaco mi telefonò a Milano, per il bicentenario di un fatto storico per Albaredo: feci - nei pressi della  piazza - un murale che comprendeva Goethe (che era venuto a Venezia, e rappresentava il viaggio), dedicato all'avventura di certi pover'uomini che - da Livorno -  trasportarono la Madonna di Montenero, per voto, ad Albaredo. La citazione libera, fatta di colori accordati nei modi più violenti e modulata con toni staccati, fu veramente evocativa, senza concedere nulla al melodramma.

Alloggiavo nella Ca' Priula, un rifugio ideale per chi cerchi la pace e il silenzio. Oggi è diventata una locanda moderna e invitante, ma - grazie all'Amministrazione - è rimasta il luogo anti-consumistico che era, con un
paesaggio e un 'aria che definii "INCANTATA".


La VIA PRIULA è la storica strada che il Governo di Bergamo, allora Signoria di Venezia, aveva voluto nel '600 per poter far passare le carovane di merci in Svizzera.
 

© Luigi Valsecchi, 2003

 

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