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TRAVERSATA DA BAGNI DI MASINO A
NOVATE MEZZOLA, attraverso la Val Codera
di Francesco Morerio - se lo volete contattare

Torno a casa tardi una sera e nelle
orecchie ho ancora le voci è l'euforia
tipiche da fine scuola.
Penso di trovare la casa addormentata ma mi illudevo. Pietro è ancora
sveglio, i suoi occhi scintillano mentre mi illustra la sua idea.
"Questo è pazzo" penso per un attimo; ma subito mi lascio trascinare dalla
foga con cui parla.
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È come se avesse sfondato una porta aperta: vengo con lui.
Prendo un zaino e ci spingo dentro a forza le prime cose che ho sottotiro.
Senza neanche svestirmi mi butto sul letto ma nonostante la stanchezza e l'
ora tarda, devo attendere un po' prima che il sonno mi vincesse, attendere |
che l'eccitazione accumulata in questa festa di fine-scuola, con le
prospettive che mi ha messo davanti agli occhi, defluisca dal mio corpo.
BIP!BIP!BIP! Che fastidio l'orologio. È la sveglia, sono le 4.30. Salto
fuori dal letto, piego le lenzuola alla meglio, su le lenti a contatto e via
a fare colazione. Anche mia madre è sveglia, ci prepara dei panini per il
pranzo con aria assonnata.
Mezz'ora dopo siamo in Centrale a prendere il treno.
Durante il viaggio parliamo poco, vittime del sonno, o dell'incredulità
davanti alla giornata che ci si prospetta. Guardo passivamente le stazioni
che scorrono un a dopo l'altra fino a Morbegno: per poco non perdiamo il
pullman per Bagni del Masino
Iniziamo a camminare con il primo sole, mantenendo un passo veloce e
scattante e nonostante l'attacco del sentiero sia duro, i nostri animi non
si scoraggiano.
Bruciamo tutti i tempi previsti, anche quelli delle nostre più ottimistiche
previsioni; non accennando a rallentare l'andatura incontriamo la neve: la
salita si fa dura.
Il sole e il vento ci bruciano la pelle e screpolano le labbra, la neve che
prima ti sostiene all'improvviso cede sotto il tuo peso inzuppandoti i
vestiti e le scarpe; il riverbero ti costringe a tenere gli occhi socchiusi
anche con gli occhiali da sole. Ma guardando il sole fare capolino da dietro
un nuvoletta passeggera, e illuminare la parete di granito della Sfinge che
scintilla per mille goccioline di neve appena sciolta, capisco che vorrei
essere solo qui e da nessun altra parte. Una piccola sosta alla capanna
Omio, e in poco arriviamo al passo del Ligoncio. Notando la quantità di neve
accumulata sul traverso piuttosto esposto, attrezzato con delle corde fisse
ci scoraggiamo per un attimo: ma subito un idea ci balza nella testa.
Attraversiamo quasi di corsa, ma legati in cordata il piccolo ghiacciaio
sotto la parete Nord-nord-ovest della Sfinge cominciamo a inerpicarci di
conserva sulla cresta ovest.
Lasciamo gli zaini su una cengia e procediamo
in un bellissimo e facile diedro, arrivando dopo un trentina di metri su una
piccola cengietta.
È la prima volta che ci fermiamo a guardare il panorama, ma lo spettacolo è
mozzafiato: il pizzo Badile e il pizzo Cengalo svettano sopra le poche
nuvole bianche e bonarie.
Siamo così presi dallo spettacolo che neanche ci accorgiamo cosa ci aspetta
sopra di noi. Siamo una cinquantina di metri sopra il ghiacciaio, ma a
questo punto la "strada" è sbarrata da una serie di placche lisce: guardiamo
con rammarico la nostra magra attrezzatura alpinistica, imbraco, due
moschettoni a testa e un cordino da 12 metri dell'8.
A capo chino prendiamo la via del ritorno, dove ci accorgiamo l'incoscienza
che abbiamo commesso: l'itinerario da noi percorso di conserva è tutt'altro
che facile: ma in poco siamo al ghiacciaio e poi al passo del Ligoncio.
A questo punto il traverso ci si presenta come una facile passeggiata, e
quindi inizia la discesa in Val Codera. Siamo i primi della stagione a
percorrere questo itinerario. Tuttavia arrivati alla fine del traverso il
canalino successivo, quasi verticale e anch'esso attrezzato, ci appare
ingombro di una spessa coltre di neve (almeno due metri) che nasconde tutte
le corde fisse. Non abbiamo né ramponi né piccozza.
È l'ultima beffa: ci metteremo due ore a superare un canalino di appena
duecento metri, essendo costretti ad uno snervante lavoro di gradinamento
con le mani, che in breve diventano ghiacciate pur coperte dai guanti.
Gli ultimi scivoloni sui nevai sottostanti e via al bivacco Valli; sono le 7
di sera. Incontriamo altri 5 simpaticissimi alpinisti con cui intratteniamo
un piacevole chiacchierata sulla storia della Val Codera più la canonica
partita a briscola chiamata. La notte trascorre tranquilla.
Al mattino in mezz'oretta siamo al Brasca dove ci fermiamo a goderci i primi
raggi di sole.
Purtroppo bisogna anche scendere, pena la perdita del treno, che ci
ricompensa arrivando una manciata di minuti in ritardo e permettendoci di
prenderlo.
In Centrale c'è mia madre che sorride nel notare la nostra pelle arrossata
dal sole, e subito dice: "Come siete riposati! Non sembra neanche che...".
Incontrare una persona che ti legge nel pensiero è una delle cose più belle
di questa giornata.
Francesco Morerio
© Francesco Morerio, 2004
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