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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
“VALENTINO GARAVANI – Una grande storia italiana” a cura di
Armando Chitolina autori:
Matt Tyrnauer, Suzy Menkes cm 25 X
33,4 pagine
576 Taschen,
2009 Euro
49,99 Valentino
è un nome legato al bello. Prima di Valentino Garavani, vi fu Rodolfo. Ma
Garavani è in tutto il mondo conosciuto col suo semplice nome di
battesimo, come del resto Dante, il poeta di tutti i tempi. Quando il nome
prevale sul cognome, significa che non c’è bisogno di presentazioni. Il
nome parla da sé, ed è collegato a quanto l’artista ha saputo esprimere
universalmente, ai cuori, agli occhi. Il cuore di Valentino il
couturier è un cuore di magia assoluta. Valentino ama il bello, e ama
rendere belle le donne. Sembra essere una esagerazione: non sono già belle
le donne? Sì. Ma
sfogliamo questo splendido libro, e ci rendiamo conto del significato del
lavoro di Valentino. Un lavoro
iniziato negli anni’50, e proseguito sino ai giorni nostri lungo un
tappeto rosso di grande successo, che ha visto Valentino vestire le
maggiori celebrities, da Elisabeth Taylor a Jackie Kennedy a Audrey
Hepburn, sino a
©, per gentile concessione Taschen
giungere, di recente, a star come Gwyneth Paltrow. Il filo,
sempre rosso - non solo dei tessuti che Valentino predilige, tanto da
far guadagnare alla moda la definizione di “Rosso Valentino” - che
unisce tutte le sue creazioni, è l’alta sartoria, l’alta moda, con un
occhio partecipe all’alta società quale modello di una moderna
decadenza che celebra il lusso in tutte le sue forme. Un lusso non
sfrenato, non sbandierato, ma intimamente vissuto quale portatore di
un valore aggiunto alla vita. Un lusso che non scimmiotta, ma celebra.
Un lusso per pochi, per quei pochi che se lo possono permettere, e non
fa sorgere il dubbio di un subdolo e triste voglio ma non posso,
col conseguente accontentarsi di una griffe che del lusso – autentico
– è solo una copia sbiadita.
La moda
produce e ha sempre prodotto fenomeni passeggeri, per lo più legati alla
necessità del grande profitto procurato dal prêt – à – porter, eppure
Valentino, con lo charme e il rigore dell’artista di nobile lignaggio, non
si è mai lasciato tentare dall’effimero, dalla volontà di decostruire e
stravolgere, prediligendo fermamente forme classiche e rigorose. Questa
tenuta nel tempo, l’amore estremizzato per abiti sempre concepiti secondo
un gusto che mai tramonta, gli ha fatto giustamente guadagnare la
reputazione di maestro assoluto della haute couture: Valentino. Nel
bellissimo e “commosso” articolo in apertura di Suzy Menkes (Fashion
Editor dell’International Herald Tribune) ci troviamo di fronte alla
grandiosità di un maestro che custodisce la fiamma della moda, un sacro
sacerdote che - dagli anni giovanili passati a Parigi come apprendista da
Balenciaga - al successivo passaggio a Roma dove, con l’aiuto dei
lungimiranti suoi genitori fondò la propria Maison, ha - tramite la
dolcezza squisita di tessuti impalpabili - saputo creare uno stile che è
il simbolo stesso di Valentino: “ (…) l’opulenta e svolazzante leggerezza
del Rococò (…)” simboleggiato nelle sue creazioni dal fiocco, (…) “ sempre
perfetto e meravigliosamente proporzionato, rifinisce un cardigan in
morbido satin, scende fluttuando dalla schiena come una farfalla d’organza
o si drappeggia su un corpetto di lucida seta. Il fiocco viene spesso
identificato con il regalo, come se le donne fossero avvolte e decorate
per celebrare la loro bellezza e fragilità”. (…) “Quegli anni francesi
gettarono anche le basi dello stile di Valentino, che si è evoluto in
quella particolare fusione franco – italiana di barocco leggero conosciuta
come Rococò”. Ma la
strada di Valentino iniziò nella nordica Voghera, sua città natale, in una
famiglia che lo adorava e lo viziava. Non dovette fare molta fatica - dopo
essersi distinto alla scuola di figurinismo di moda Santa Marta di Milano
- a ottenere il permesso dai suoi genitori, all’età di 17 anni, di
trasferirsi a Parigi per studiare nelle grandi case di moda dell’epoca.
Saltò a pie’ pari l’università, e si presentò a diversi stilisti, fra cui
Jean Dessès, dal quale conobbe Guy Laroche. Da quel momento in poi, la sua
vita fu una brillante ascesa. Non di poca importanza, fu l’amicizia e il
sodalizio con Giancarlo Giammetti. A proposito di questo, Consuelo Crespi
annota: “L’intelligenza di Giancarlo, insieme al talento e alla
determinazione di Valentino, formavano una combinazione perfetta”. Da una
nota biografica di Giammetti, si apre una piccola finestra sulla famiglia
d’origine di Valentino, che ci mostra una madre forte e concreta, sempre
vissuta in una cittadina di provincia fra le sue piante e le sue
incombenze materiali, ma aperta e saggia quanto basta per comprendere il
sogno del figlio, quello di diventare uno stilista.
Attraverso continui rimandi alla vita personale e lavorativa di Valentino,
grazie alle note biografiche e alle testimonianze di chi lo ha conosciuto
da vicino, il presente Volume ci conduce lungo tutto il sogno della Dolce
Vita, degli anni’60, con immagini preziose che celebrano la duplice
bellezza della femminilità vestita da Valentino. Non sorprenderà vedere il
volto di Onassis, o un set di vita privata nello chalet di Gastaad,
secondo lo stile glamour e raffinato di casa Taschen, attraversando i ’70,
i frivoli ’80, per giungere al presente, dando prima giustamente spazio
alla riedizione de La Dolce Vita del 1995, testimoniata dalle fattezze morbide e
ammalianti bianco vestite di Claudia Schiffer. Certo,
quanto ho appena riportato non è sufficiente per capire appieno il
significato del lavoro di Valentino, e per questo rimando alla lettura, e
soprattutto alla visione di “Valentino Garavani – Una grande storia
italiana”, edizioni Taschen. Andrea Di Cesare
© Andrea Di
Cesare, 2009
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