Le costruzioni più alte della cultura occidentale sono state prodotte
al termine di guerre drammatiche, di rivolte interiori contro se
stessi, di intime lotte contro la propria volontà di potenza, contro
la propria identità, in un arcipelago di lingue e culture aperte e
diffrangenti, in un crogiuolo di differenze e alterità che si
incontrano, si accordano, si oppongono, producendo sempre
l'imprevedibile delle pluralità irriducibili, nell’interscambio
reciproco, nell'armonia di un mondo di tensioni e conflitti in ordini
di relazioni spontanee di donne, uomini e società, nelle tradizioni,
nelle reti delle comunità, nelle dinamiche di cooperazione, nelle
interazioni virtuali e reali...
Laura Tussi
LA DIVERSITA’ COME PARADIGMA DELL’UMANO.
Il valore del cambiamento nella “civiltà delle relazioni”.
Oltre i totalitarismi ideologici.
di Laura Tussi
La definizione “diversità culturale” è una locuzione polisemica,
esposta a molte possibili interpretazioni, quale espansione emotiva e
concettuale che comporta un arricchimento, un dialogo, un incontro,
uno scambio reciproco.
La diversità nasce da riconoscersi diversi nella philia, nel
valore della relazione, per cui dopo l'incontro è possibile sapere di
un altro pensiero, di un altro linguaggio, di un altro sguardo,
ingenerando, contemporaneamente, cambiamento nell'altro che è
incontrato.
Il riconoscersi, nel possibile disconoscersi nell'altro, restituisce
momenti di felicità intima, perché ognuno cambierà diventando se
stesso e declinandosi nell'altro.
Questa civiltà delle relazioni umane è uno stile e un ethos
aperto alla totale comprensione delle condotte, dei comportamenti, dei
riti e delle emozioni dell’altro, che ha i suoi fondamenti nella
dignità della cultura della persona umana, nel valore dell’incontro e
del dialogo nelle agorà e nelle poleis greche antiche,
nel messaggio biblico ebraico e cristiano, nella cultura
rinascimentale, con una forte etica della responsabilità e del
riconoscimento nella diversità dell'altro da sé.
L'idea di un Occidente universale è ingenua e profondamente errata.
Le costruzioni più alte della cultura occidentale sono state prodotte
al termine di guerre drammatiche, di rivolte interiori contro se
stessi, di intime lotte contro la propria volontà di potenza, contro
la propria identità, in un arcipelago di lingue e culture aperte e
diffrangenti, in un crogiuolo di differenze e alterità che si
incontrano, si accordano, si oppongono, producendo sempre
l'imprevedibile delle pluralità irriducibili, nell’interscambio
reciproco, nell'armonia di un mondo di tensioni e conflitti in ordini
di relazioni spontanee di donne, uomini e società, nelle tradizioni,
nelle reti delle comunità, nelle dinamiche di cooperazione, nelle
interazioni virtuali e reali.
Il totalitarismo trova terreno fertile nella società massificata,
nel sentimento di estraniazione e alienazione che dissolve non solo i
legami sociali, ma lo stesso rapporto con la realtà.
Le diversità culturali aprono l'orizzonte delle pluralità umane nel
distinguersi delle singolarità dei soggetti che agiscono e che
pensano.
Le soluzioni politiche, che prescindono dall'infinita molteplicità
delle esperienze umane e delle forme di vita, generano spinte
totalitarie che distruggono le tradizioni esistenti ed esasperano i
conflitti delle società.
Il riconoscimento della diversità, in opposizione ad una concezione
olistica e totalitaria, potrà impedire la negazione delle differenze
stesse.
Nei poemi omerici, la pietas per i vinti è la rappresentazione della
pluralità interna dell'uomo.
La Commedia di Dante attraversa le fonti bibliche, virgiliane e
tomiste, comunicando e parlando alle culture di tutte le epoche e di
tutti i luoghi con ricchezza polisemica, polilinguistica, nella
varietà delle ambientazioni e dei personaggi, rappresentando un
paradigma della diversità culturale umana.
Lo straniero non ha un luogo, non si sente mai a casa propria,
coinvolto in un'appartenenza fragile e ambigua dell'essere altrove,
nella volontà di non essere assimilato, nell’erranza, dove il
singolare ed il molteplice tornano ad unirsi in una pluralità
irriducibile.
Il dominio totale ed ogni forma di totalitarismo non permettono
libertà di iniziativa.
L'ideologia totalitaria non consente la trasformazione dell'esistenza
umana e la riorganizzazione rivoluzionaria della società, perché nega
le diversità culturali, in quanto orizzonte della pluralità umana
stessa.
Le risoluzioni politiche dei problemi umani, che non tengono presente
l'infinita e poliedrica molteplicità delle esperienze viventi,
ingenerano processi totalitari che annientano le tradizioni, gli usi e
i costumi ed esasperano i conflitti sociali, nella pianificazione
politica e culturale delle istituzioni.
La diversità culturale autentica vive nelle relazioni interpersonali
spontanee, nei canali dialogici, negli stili di vita, per la
valorizzazione di una società ricca di differenze, di varietà e
diversità in un mondo multirazziale e multilaterale, nell’insieme di
valori che prevedono i diritti inalienabili e imprescindibili delle
persone, sanciti dalle carte costituzionali democratiche, con una
limitazione del potere politico, nella libertà della ricerca
scientifica e della creazione artistica.
Il presupposto ed il fondamento della diversità culturale è la
persona, in quanto singolarità irripetibile da cui si realizzano la
famiglia, le comunità, le associazioni, le istituzioni e le relazioni
umane.
La storia del potere è costituita da centralizzazione, uniformazione
ed espansione burocratica, di centri unici di comando, nel confine e
nel limite che disconoscono il valore della diversità, nella
concezione di un’uniformazione e un’omogeneità costituita di politiche
piramidali.
Occorre una pluralità di sovranità, in un'unione libera di persone e
comunità che rispondano ai problemi della crisi del potere.
Le diversità risultano fondate sulla singolarità della persona in una
cultura relazionale e istituzionale delle molteplicità, che distolga
il concetto di periferia e di centro in nome di un radicale
cambiamento, di un ampliamento policentrico.
L'uniformazione delle culture e dei popoli contrasterebbe l'evoluzione
dell'umanità, mentre la differenziazione, la multilateralità,
l'apertura al mondo, sono valori imprescindibili.
La relazione è amore delle complessità culturali opposte alla
brutalità del totalitarismo politico, filosofico e scientifico, nel
dramma del conflitto tra i dogmi totalitari e il pensiero della
pluralità. Un ordine totalitario fondato sull'egemonia di un partito,
di una classe, di una nazione, si alimenta con l'odio per le
complessità, nell'unificazione forzata delle diversità, dei
popoli, delle genti, delle minoranze.
Al totalitarismo noi opponiamo l'amore per le diversità, nella pace.
Laura Tussi
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Laura Tussi
© Laura Tussi, 2009
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TOTALITARISMI/nascita
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con unificazione forzata delle diversità, ordine totalitario si alimenta
con unificazione forzata dei popoli delle genti, ordine totalitario si
alimenta con unificazione forzata delle minoranze |
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