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Andrea Di Cesare

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SPY CHIPS

Katerine Albrecht – Liz Mcintyre

Pagg. 348

Arianna Editrice, 2008

Euro 19,50

introduzione di Bruce Sterling

UN MONDO DI SCONTI E DI ILLUSIONI

 

SPY CHIPS, ovvero, la nuova frontiera dello spionaggio attraverso la tecnologia RFID. Il nostro futuro ci riserverà sorprese sull’uso sempre più pervasivo di tecnologie RFID al fine di controllare le nostre vite, attraverso un monitoraggio dei nostri consumi, dei nostri comportamenti, dei nostri spostamenti in spazi pubblici (negozi, magazzini, aeroporti, stazioni ferroviarie, biblioteche, ecc…), grazie alla possibilità di tracciare a distanza (tracking) le nostre abitudini, con l’introduzione di chip spia (spy chips) - non più grossi di un granello di sabbia - anche nei vestiti che ci portiamo addosso, nella nostra biancheria intima, nei nostri oggetti di uso quotidiano.

 

Riporto qualche frase presa dal libro “Spy Chips”, per gettare luce sul progetto globale RFID: “<Qui all’Auto-ID Center abbiamo un progetto ben chiaro – creare un mondo in cui ogni oggetto – dagli aerei supersonici agli aghi da cucito – sia collegato a internet. Per quanto tale visione possa risultare avvincente, metterla in atto sarà possibile solo quando il sistema sarà adottato da tutti, e in ogni luogo. Potremo dichiarare il nostro successo solo nel momento in cui sarà adottato globalmente>. Helen Duce, co-direttore dell’Auto-Id Center”(1).

(1: Helen Duce, “Going Global”, MIT Auto-ID Center, originariamente disponibile presso www.autoidcenter.org/CAM-AUTOID-EB-01.pdf, consultato in data 3 luglio 2003. Tale riferimento è stato rimosso dal sito web dell’Auto-ID Center e ora è disponibile presso: www.autoidlabs.com/whitepapers/CAM-AUTOID_EB-001.pdf.).

 

“<La capacità di raccogliere clandestinamente tutta una serie di dati correlati alla stessa persona; il monitoraggio del comportamento di un certo individuo allorché si trova in luoghi pubblici (…), l’aggiornamento incrementale dei profitti attraverso l’analisi del comportamento dei consumatori nei punti vendita, la lettura di dettagli relativi ai capi di vestiario, agli accessori indossati e ai medicinali di cui i clienti sono in possesso, sono tutti esempi dell’impiego della tecnologia RFID, che sollevano preoccupazioni circa le possibili violazioni della privacy> (Da un documento dell’Unione Europea in materia di RFID, gennaio 2005)”.

 

Ma, cosa è la tecnologia RFID?

Un po’ di storia…

 

RFID è un acronimo che sta per Radio Frequency IDentification (identificazione a radiofrequenza), una tecnologia semplice, a basso costo, che si sta diffondendo con l’appoggio di Governi e multinazionali, la cui portata, ovvero gli scopi, e i danni per la salute, non è ancora stata del tutto circoscritta.

Le due ardimentose Autrici di questo libro, sono andate in tutti i possibili archivi, hanno interrogato tutte le possibili fonti, per svelare al loro pubblico quanto di sporco si stia giocando – agli alti gradi del potere economico e governativo mondiale – sulla pelle di cittadini e ignari consumatori.

Bisogna fare un passo indietro di parecchi anni, per andare alle origini di questo nefasto progetto di controllo totale, e rispolverare una vecchia gloria dello spionaggio sovietico, ovvero, il “padre” dei chips spia, Leon (Lev) Theremin, che - negli anni ’20 del secolo scorso – era impegnato nella sperimentazione dei primi apparati a radiofrequenza. Theremin esordì - una sera – alla New York Metropolitan Opera - facendo registrare il tutto esaurito – con una performance di onde radio che emanavano dalla sua speciale apparecchiatura, una serie di uuuuuiiiiooooiiuuuuwwwoouuu che, intorno agli anni’50, “sarebbero diventati uno degli elementi caratteristici dei classici della fantascienza, come Destinazione Terra! e Ultimatum alla Terra”. Gli USA avevano sponsorizzato, allora, le ricerche di Theremin sulle onde radio, senza sospettare che quell’emigrato russo (il cui vero nome era Lev Sergeivitch Termen) facesse il doppio gioco come spia sovietica.

Nel 1945, un gruppo di giovani studenti russi donò all’ambasciatore americano Averell Harriman una copia intagliata nel legno dello stemma ufficiale degli Stati Uniti che, nel 1952, si sarebbe scoperto contenere un congegno spia, nascosto al suo interno (un apparato di intercettazione telefonica), una “cimice” che restava inattiva, fin tanto che non veniva stimolata da invisibili onde radio, quelle studiate da Theremin.

 

Le parole sopra citate di Helen Duce fanno pensare a un progetto megalomane, la cui utilità ci sfugge, se non addirittura ci appare stupida e un po’ idiota. Ma – a guardare a quanto sta avvenendo già da una decina d’anni con le tessere di fidelizzazione dei grandi supermercati, anche qui in Italia – non può che sovvenirci un sospetto: quello per cui, le multinazionali, stiano raccogliendo una enorme quantità di dati personali, al fine di sferrare – su di noi – un grande attacco negli anni futuri. L’orso, dunque, starebbe dormendo, ma è quasi pronto a svegliarsi, e a mostrare i sui terribili artigli. Come?

 

COME?

 

Si stanno generando, grazie al nostro uso quotidiano di tessere di fidelizzazione, milioni di profili comportamentali, economici, caratteriali, ovvero, profili dettagliati sulle inclinazioni – anche psicologiche – e il potere di acquisto di tanti – milioni – di singoli individui. In maniera incurante, per avere uno sconto, noi offriamo alle strutture di marketing una serie di preziose informazioni sul nostro conto, il cui valore è molte e molte volte superiore a quello dello sconto da noi percepito – e recepito.

La nostra vita, la nostra psicologia, le nostre abitudini, sono un valore enorme per le società di marketing, le quali ne starebbero facendo un lauto banchetto, in cambio di magri sconti sulla spesa, di regalini – spesso inutili – di illusioni a nostro danno.

 

Come difendersi?

Il primo passo, che sia nelle nostre possibilità di fare, sarebbe quello di non sottoscrivere programmi di fidelizzazione, o di disdire al più presto quelli già sottoscritti, al fine di interrompere l’afflusso di informazioni alle banche dati. E’ un passo semplice, che non costa nulla, ed è in nostro potere fare; ci farà rinunciare a qualche piccolo sconto, ma ci farà guadagnare in privacy e – in ultimo – in dignità. Ancora non possiamo sapere l’uso che verrà fatto di tutti questi dati, ma certamente non sarà un uso corretto.

Sulla scorrettezza nell’uso dei dati da parte delle strutte di marketing, ci illuminano le nostre due Autrici a pag. 20, dove dicono, in merito alla tecnologia RFID: “Lo scopo è quello di fidelizzare quei consumatori che contribuiscono al margine di profitto, punendo quelli che invece non lo fanno. Dopotutto, si giustificano i commercianti, perché mai quei clienti occasionali e squattrinati dovrebbero entrare nel loro negozio giusto per far confusione e respirare l’aria a sbafo? I chip RFID nascosti in libretti di deposito e bancomat permetteranno di identificare e definire i clienti al loro ingresso nella banca, inviando all’istante un rapporto agli impiegati, che potranno così ridacchiare alle spalle dei poveracci che hanno soltanto un centinaio di euro sul conto e offrire invece un trattamento con i guanti ai nababbi che lo meritano”.

 

Ma l’allarme RFID si estende anche al campo dei diritti civili: “(…) gli RFID potrebbero anche essere impiegati per violare i nostri diritti. Tale tecnologia può infatti permettere alle autorità di “perquisire” elettronicamente i cittadini, senza che neppure se ne accorgano, o persino di definire postazioni di controllo per strada e nelle isole pedonali, in modo da tracciarne i movimenti.

(…) I chip RFID piazzati nelle nostre scarpe e nei pneumatici delle automobili permetteranno a degli sconosciuti di spiarci mentre camminiamo e guidiamo in spazi pubblici e privati, rivelando le nostre abitudini e i nostri più profondi segreti, ciò che neppure nostra madre avrebbe il diritto di sapere”.

 

Allo stato attuale, 60mila società si starebbero adeguando alla tecnologia RFID, tanto che si vorrebbe che addirittura “(…) in ogni prescrizione medica fosse inserita la tecnologia RFID (…); inoltre FDA (Food and Drug Administration) ha approvato l’impianto di RFID sottocutanei per la gestione dei dossier medici dei pazienti (…)”.

 

Per concludere con le parole delle nostre due Autrici, il potenziale “di analisi (degli RFID – n.d.r.), monitoraggio e trasmissione potrebbe renderci tutti quanti schiavi”.

  

… se non lo ha già fatto.

link correlati: cybertà

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Andrea Di Cesare

 

© Andrea Di Cesare, 2008

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