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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
SILVIO CONSADORI 1909-1994 a cura di Flaminio Gualdoni con Anna Maria Consadori catalogo edito da Nomos Edizioni, 2009
di Andrea Di Cesare
Osservando le opere di Silvio Consadori, presso la Galleria Consadori di
Via Brera, 2 a Milano, non si può fare altro che restare avvinti di fronte
al suo gusto per il reale nelle sue forme più umili e comuni, barche,
pescatori, temi sacri, interni, resi in uno sforzo di verità che si
potrebbe definire “religioso”, una religiosità intesa come ritorno alle
cose semplici, concrete, a quel logos di carne tanto caro a un
regista celebrato come Ermanno Olmi, altrettanto ritirato e appartato nel
suo mondo, come Consadori fu in vita, e rispettoso di una tradizione
figurativa che, prima di farsi avanguardia, ricerca dell’informale tout
court, sa e ha saputo essere gusto artigianale per l’opera intesa nel suo
canone tradizionale. Consadori, proprio negli anni 1947-50, quando si
decideva il destino della figurazione in Italia, con la maggior parte
degli artisti in fuga verso l’informale, rimane fedele a una arte
figurativa che gli costò l’isolamento, intellettuale e morale, del mondo
artistico, ma non della committenza, che, anzi, in Consadori - soprattutto
riguardo al tema del sacro - vedeva un depositario della tradizione, e di
un gusto che non si piegava facilmente alle mode, alla ricerca di un
consenso intellettuale dovuto al seguire l’onda, quindi, di una onestà di
fondo che andava premiata. Del
Consadori coscienzioso “artigiano” Flaminio Gualdoni sottolinea la forza
dell’impegno, del metodo, in una giovinezza formativa non provinciale
(Roma, Parigi) ma non bohémienne, anzi, al di là, ben al di là
della problematicità delle avanguardie, del gusto della ricerca
finalizzata alla sperimentazione, ma espressione di un lavoro attento e
faticoso di bottega, fatto di quotidiana applicazione, all’interno di un
rapporto solidale e non antagonistico con la committenza, “e dunque con i
fattori del gusto”.
Finiamo con queste considerazioni di Gualdoni, per capire meglio questo
schivo artista: “Egli
ben conosce il proprio ingegno e il proprio talento. Si sa disegnatore
solido, conosce il piglio del proprio colorire di forza anziché di
sottigliezza, ama l’energia brusca della propria vocazione. Intrigarsi con
la formulazione inventiva non gli appartiene: sarebbe, forse, letteratura;
il rischio di deriva intellettualistica - e quante, in quegli anni, se ne
contano - sarebbe incombente”(…)(F. Gualdoni). Il
rapporto di Consadori è con la tradizione, non in chiave conservativa, ma
come fonte, garanzia di identità. Consadori non si opponeva al nuovo, lo
accettava e lo rispettava, ma ad esso non si piegava supinamente, rendendo
il suo carattere particolare se non ispido, animato da una forte
personalità. Andrea Di
Cesare
© Andrea Di
Cesare, 2010