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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
SHUNGA Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo Milano – Palazzo Reale, 21 ottobre 2009 – 31 gennaio
2010 Catalogo: Mazzotta – Euro 30,00 Al visitatore di questa
mostra può sorgere spontaneo un interrogativo. Lo stesso interrogativo che
assilla le moderne filosofie da qualche tempo. Cosa distingue questa forma
di arte Shunga da ciò che più comunemente in Occidente chiamiamo
“pornografia”? Quale sarebbe stato il risultato, in quei lontani secoli
antichi, se gli artisti giapponesi dell’arte Shunga avessero disposto di
macchine fotografiche, anziché di pennelli, nel ritrarre amanti in pose
esplicite? Non sarebbe stato un risultato sovrapponibile a quello delle
immagini che comunemente, e con disprezzo, chiamiamo “pornografiche”? A
farci prendere le distanze da questa concezione svilente del corpo, a
rassicurarci che ciò che stiamo vedendo non è pornografia, ma arte,
interviene il tempo, l’enorme distanza che c’è tra gli Shunga e il mondo
contemporaneo, e la tecnica a mano dell’opera. Forse un po’ ci scoccia
ammettere che questa altro non è che la pornografia dell’epoca Edo, che,
essendo dell’epoca Edo appunto, si sottrae ad un giudizio che ci farebbe
passare per dei morbosi guardoni dei giorni nostri. Fine delle disquisizioni.
Ammettiamo pure che questa
sia una delle più sublimi forme artistiche di tutti i tempi. Infatti, a
colpirci, è la raffinatezza del tocco pittorico, la grazia infinita dei
corpi distesi nel piacere amoroso, che non ci fa percepire alcunché di
volgare. Gli artisti Shunga seppero descrivere le espressioni degli amanti
con poesia, svuotando la scena di ciò che di animalesco può esserci
nell’essere umano, dando la rappresentazione di una sensualità quasi
eterea, e perciò molto distante dalla più reale, forse diremmo
pornografica, rappresentazione drammatica della sessualità. Se la
psicanalisi ha descritto la scena primaria, ovvero, l’accoppiamento
dei genitori, come qualcosa di altamente traumatico per il bambino, ci
sono alcuni Shunga, in questa mostra, che raffigurano amanti nell’atto
sessuale in presenza del loro figlio neonato, aggrappato al corpo della
madre, o inserito all’interno dell’intreccio dei loro corpi, quasi a voler
affermare una totale estraneità della sessualità a una concezione che
possa deviare i sentimenti pur anche di un bambino. Siamo in presenza,
quindi, di una visione del sesso molto distante, se non del tutto
estranea, a quella occidentale. Sesso più che altro rappresentato, come su
una scena teatrale, ma che sembra non vissuto dalle parti in gioco. Forse
per questo accettiamo queste immagini, e siamo portati a non considerarle
pornografiche. Il mistero si fa alto ed estetizzante in questa raccolta
molto preziosa di immagini, che testimonia di una civiltà edonistica
borghese che, al tempo dei Samurai (veri detentori del potere politico)
aveva saputo dare voce alla classe mercantile con una filosofia del
piacere personale e individuale, dell’appagamento, estraneo ai rigidi
precetti confuciani, promuovendo uno stile di vita raffinato che, in
letteratura, ebbe un contraltare nei cosiddetti “romanzi del mondo
fluttuante”, ad opera di scrittori come Ihara Saikaku e Ejima Kiseki. Andrea Di
Cesare link correlati:
© Andrea Di
Cesare, 2009