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PHILIP K. DICK “NEXT – e altri racconti” pagg. 249 Fanucci, 2008 Euro 14,00
Non mi resta che ribadire una volta di più che Philp K. Dick era un genio. Non lo dico con impeto superficiale, so quello che voglio dire, e perché. Anche se mi risulta difficile spiegarlo in poche parole, come esige una recensione che vorrebbe essere sintetica e descrittiva. Genio è chi sa scandagliare l’umano con occhio profondo, ma, soprattutto, secondo prospettive non consuete. Non chi inventa, ma chi riconosce. Inventare non è possibile: tutto è già dato in natura, sta al genio riconoscerlo, e ridonarlo ai più. Stevenson, Mozart, Hemingway, geni che hanno riconosciuto un ordine naturale, l’hanno interpretato e ridonato ai più. Tutti ci riconosciamo nel genio, perché il genio scopre e vede cose note, che stanno in tutti noi: per questo ci è lampante, quando ci troviamo di fronte al genio, dire: quello è un genio. Picasso, Le Corbusier, Lucio Fontana, tutti geni che non cercavano, non inventavano, ma trovavano in natura le combinazioni della loro arte. Così Philp K. Dick. Arte combinatoria, anche, è prerogativa del genio. Genio è colui che scopre un ordine, una ricorsività nelle cose. Asimov si limitava a inventare. Dick invece trovava e riconosceva. Asimov spiegava e divulgava, Dick scopriva – soprattutto in sé, nel suo paradiso/inferno interiore – le combinazioni dell’Universo-Uomo. Vorrei concludere con un atto geniale anch’io: non dire la rava e la fava su “Next”, ma dire solo: “leggetelo”. Andrea Di Cesare © Andrea Di Cesare, 2009 |