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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
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PET SHOP BOYS Di Claudio Baroni Orbene è da circa mezz’ora, minuto più minuto meno, che stò cercando le parole migliori e più appropriate per iniziare a scrivere dei Britannici Pet Shop Boys. Ebbene sì proprio loro, il Duo Omosex idolo di Centinaia di Migliaia di ragazzine ed altresì amato da un’ampia fetta del “fantasioso” e “colorato” Popolo Gay, Lesbo e Drag Queen. Argomento spinoso, dunque, da trattare con le molle e le pinze ben salde in mano; onde evitare pericolose cadute. Proverò, per quanto mi è possibile, di essere il più obbiettivo possibile tracciando un’analisi “Socio-Musicale” (per forza di cose molto personale) dei Pet Shop Boys che con la sua musica ha fatto ballare svariati Teen-Ager di tutto il mondo. Per sgombrare ogni dubbio e diciamo così sgretolare immediatamente inopportune credenze passate il sottoscritto ritiene la formazione di Neil Tennant e Chris Lowe –dopo i Beatles ed i Clash- la terza più grande Rivoluzione (Pop)olare di costume e musica di cui la Gran Bretagna è stata investita negli ultimi Quarant’anni. Stiamo scrivendo di fenomeni che vanno ben al di là di semplici e fugaci “Hype” della durata media di un anno o poco più. Con i dovuti distinguo i gruppi sopra citati (Pet Shop Boys compresi, ovviamente) hanno saputo crearsi un nutrito pubblico fedele nel tempo, tracciando in più solchi indelebili per la nascita di formazione future; le quali hanno saputo opportunamente carpire e mettere a frutto gli insegnamenti che i loro padri hanno impartito loro. Mi fà un effetto particolare scrivere di un gruppo –i Pet Shop Boys per l’appunto- che all’epoca del loro massimo successo italiano e mondiale erano dal sottoscritto osteggiati ed ancor di più odiati! Ma a tutto, per fortuna, c’è rimedio e una pur logica e comprensibile spiegazione. Stiamo narrando di un periodo, i tanto amati-odiati anni Ottanta, in cui il Baroni conosceva i suoi primi turbamenti sessuali. Cominciava in lui a crescere un’ideologia politica sinistroide e di conseguenza amava seguire un certo tipo di musica Rock incazzata che potesse far esplodere in mille rivoli tutti gli sconquassi ormonali che nell’allora “piccolo Baroni” (piccolo di altezza sono rimasto) facevano piano piano capolino; rendendo la vita difficile ed ostile nei confronti dei suoi coetanei che ascoltavano e sposavano un’ideologia politica e musicale differente dalla sua. Per capire meglio di cosa sto vaneggiando bisogna assolutamente ricordare che il Baroni ha frequentato per svariati anni una Scuola Privata in quel di Milano, dove la maggior parte degli alunni faceva parte di quella vasta casta modaiola definita dei “paninari” dichiaratamente di fede fascista; alla quale proprio i Pet Shop Boys dedicarono una canzone. Dunque dove eravamo rimasti, bene i cosiddetti schieramenti politici-musicali in quei benedetti (stramaledetti) anni ’80 erano diversissimi tra loro. C’erano i Punk, i Dark, i Mod, i Rockabilly, i Paninari ed i seguaci dello Ska-revival. Il Claudio non si è mai voluto schierare in nessuno di queste fantomatiche “bande”. Io amavo ascoltare la mia musica in silenzio. Godevo al buio della sofferenza distorta ed autodistruttiva dei Joy Division. Pogavo da solo sulle note adrenaliniche dei Sex Pistols, leggevo i romanzi di David Leavitt e Jay McInerney. Coltivavo le mie idee politiche di sinistra senza però aver mai voluto iscrivermi a nessun partito. Insomma per la Società in un certo senso non esistevo. Vivevo nel mio mondo artificioso ed artefatto aspettando la “fatina buona” che mi venisse a svegliare. Ordunque dopo trentotto primavere ancora stò aspettando… Tornando “a bomba” a nostri due amichetti Chris & Neil con quella musichetta melliflua da Radio Dee Jay (l’emittente radiofonica preferita dai Paninari) erano gli idoli, assieme ai Duran Duran altro gruppo riempipista di quegli anni, di questi ragazzotti “della Milano bene e da bere”. I quali amavano, potendo permetterselo, vestirsi con capi d’abbigliamento firmati ed ultra costosi. Da quà nasceva il pernicioso conflitto di un ragazzetto brufoloso (tutt’altro che bello) con idee ed interessi totalmente diversi, rinchiuso in una cerchia scolastica che lo vedeva come un pesce fuor d’acqua. Per cui ogni occasione era buona per sbeffeggiarlo, senza cercare minimamente di capire che ci poteva essere qualcuno che amava ascoltare un tipo di musica differente e coltivare delle idee politiche distanti dalle loro. Anni duri furono per la mia fragile psiche che ancora stò pagando a caro prezzo. Ma giacché proprio fesso del tutto non sono ogni tanto mi tranquillizzo e faccio mente locale. In quanto qualche piccolo errore d’interpretazione, compiuto in quell’età in cui i foruncoli crescono che è un piacere e le prime erezioni ti fanno sobbalzare dal letto, è stato fatto. Il mio Outing è di tipo musicale, ovvero debbo ammettere di aver cambiato opinione sui Pet Shop Boys e di essermene innamorato quasi alla follia; preso da quel Synth Pop fragile ma che come un’onda in piena grazie a delle melodie straordinarie ti entra malignamente nella pelle. Come Suburbia il brano che attualmente è in cima ai miei ascolti giornalieri, compreso in quella perla di Album chiamato Please (1986) inserito dalla rivista Uk NME nella classifica dei i migliori 100 dischi Inglesi di sempre. Pubblica ammenda è stata fatta, d’altronde se non si trae giovamento dai capitomboli del passato come si può sperare di vivere un presente rigoglioso? Claudio Baroni © Claudio Baroni, 2006 |