Dipinti di Andrea Di Cesare © 2011 in sequenza dall'alto al basso: Visione 1; Visione 2; Visione 3; Visione 4; Visione 5
Visioni anticlassiche
- Dettagli
- Categoria: Visioni anticlassiche
- Pubblicato Martedì, 25 Ottobre 2011
VISIONI ANTICLASSICHE
Per capire, appieno, il lavoro di quest’artista, dalle grandi doti “espressive”, in contemporanea, bisognerebbe ascoltare "Poison", di Alice Cooper, considerato uno dei protagonisti dello shock rock.
Musica di grande forza espressiva. I colori che si presentano all’ascolto di questo pezzo sono così vari e carichi di quell’energia da non poterti lasciare indifferente. E’ come una scarica elettrica che ti corre per tutta la spina dorsale.
Così si può notare all’osservazione di questa serie di opere, rese così vitali ed energiche grazie alla scelta dei soggetti e della loro composizione.
Sappiamo che nella lettura di un’opera d’arte non c’è solo il soggetto, come l’occhio lo vede, ma c’è tutta quella parte iconografica che solo l’artista ci può rivelare.
“Visione 3”:
ciò che colpisce è la carica emozionale dei soggetti rappresentati.
Infatti, il nudo, per Di Cesare, rappresenta un ricordo, una reminiscenza, sono lo ying e lo yang. E, se si osserva meglio, troviamo sul fondo la montagna, anch’essa carica di significati. Il tutto assume un significato universale: l’uomo in armonia con la natura, sono l’uomo e la donna che reggono il mondo.
Sono due tele giustapposte; sullo sfondo la stessa montagna, la stessa atmosfera, la stessa prospettiva, la stessa inquadratura, crea un unico quadro, ponendo l’attenzione sulla ripetizione, un costante riferimento alla parola-scritta, alla successione di pagine che compongono un romanzo.
I violenti contrasti di colore della carne, la sua corposità - creata con pennellate rapide e in linea continua - trasformano la forma in misteriosa evocazione, esprimendo intimi pensieri.
La scena dell’uomo e della donna, seduti, nudi, comodi, quasi sdraiati, con le gambe aperte, con gli sguardi assopiti e avvolti dall’arco, facendoci intravedere la montagna, rappresenta per l’artista un atto rigenerativo, un atto liberatorio e - nello stesso tempo - si ha come l’impressione di rivedere i grandi artisti espressionisti.
"Visione 1”:
in questo quadro si vede la centralità della donna, in cui è reso bene lo scorcio prospettico. Rappresenta la donna colta nella sua sensualità, dove la linea continua sembra quasi avere trovato il contorno del corpo senza che il pennello sia stato mai staccato dalla tela. Questo corpo, in primo piano, abbagliante, attraverso il contrasto con lo sfondo scuro, e la pennellata in diagonale, dà l’idea di aver “sfondato” la tela, come un taglio di Fontana. Chiaro-scuro, luce-ombra, pieno e vuoto, hanno reso questo dipinto, in un unico soggetto, un movimento e un drappeggio visibilmente inglobati nel corpo femminile. E’ qui che ritroviamo elementi classici, come cariatidi nel deserto.
“Visione 5”:
schizzo preparatorio realizzato su cartone.
“Visione 2”:
“L’essere che per la maggior parte degli uomini è la fonte dei piaceri più vivi e anche più durevoli (sia detto a mortificazione delle voluttà filosofiche); l’essere verso cui, o a beneficio del quale tendono tutti gli sforzi del maschio; codesto essere terribile e incomunicabile al pari di Dio (con la sola differenza che l’infinito non si comunica in quanto accecherebbe e schiaccerebbe il finito, mentre l’essere di cui si parla è forse incomprensibile solo perché non ha niente da comunicare)” (Charles Baudelaire, il pittore della vita moderna, ed. Abscondita, Milano, 2004).
Per l’artista, essa rappresenta la montagna, imponente, esibizionista.
Il soggetto, ci comunica il suo “essere femmina”. E’ in “posa”, è un nudo parziale, si mostra allo spettatore. A prima vista può sembrare compositamente “pornografico”, ma è - appunto - “una visione anticlassica”. In realtà, non vuole essere provocatorio ma, semplicemente, un gioco sapiente di emozioni; è il voler energizzare ciò che è statico, fermo, l’attimo.
E’ il voler dare vita all’opera, grazie anche all’uso dei colori accesi, e alla tecnica pittorica resa con pennellata nervosa e decisa.
“Visione 4”:
L’autore ci propone un'altra versione dell’opera ”Visione 2”, sempre su supporto di cartone, in acrilico.
L’artista, nelle sue opere, non descrive ciò che vede, ma vuole esprimere emozioni.
Per esprimerle usa colori accesi, segni istintivi, forme umane grottesche e deformate.
L’immediatezza del segno pittorico, il gusto per l’impasto cromatico, fatto di colori molto vivi, può ricordarci caratteristiche dell’espressionismo e della transavanguardia.
E’ il viso, la parte più interessante. Una parte del volto è in luce, una parte in ombra, e ciò fa risaltare lo sguardo pensoso, e diretto alla fonte luminosa esterna al dipinto. In penombra, possiamo osservare la sigaretta accesa con il particolare del fumo.
Le pennellate vibranti - e quasi senza controllo - vogliono esprimere non tanto la forza organica e vitale dell’essere donna, quanto la passionalità dell’uomo.
Con ciò detto, non si può non accennare alla formazione filosofica dell’autore: l’esistenzialismo.
Heidegger, nella sua opera “Essere e tempo”, caratterizzò il rapporto dell’uomo con se stesso come “esistenza”.
Cinzia Stefania Monciardini
© Cinzia Stefania Monciardini, 2011
questa pagina contiene alcuni collegamenti esterni il cui contenuto ideabiografica ha verificato solo al momento del loro inserimento; ideabiografica non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito.





