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LE VIRTU’ DEI FARMACI - QUANDO IL FARMACO SI FA CONTENIMENTO E CURA
- Dettagli
- Categoria: Psicologia Psicoanalisi Clinica Riabilitazione
- Pubblicato Martedì, 04 Dicembre 2012
LE VIRTU’ DEI FARMACI - QUANDO IL FARMACO SI FA CONTENIMENTO E CURA
di Andrea Di Cesare
Ci sono aspetti del Dolore Morale, della Tristezza Vitale (altresì conosciuti come “senso di esclusione” e “abbassamento del tono dell’umore”) che solo la psicoterapia verbale non riesce a lenire e curare. Accedere a quell’insight curativo che il paziente può raggiungere per guarire, può essere a volte impossibile senza un intervento famacologico. Ci sono farmaci che danno un forte principio contenitivo, come i tranquillanti maggiori e che, con la loro azione che il paziente può avvertire come “stordente”, vanno ad abbattere prima di tutto il senso d’angoscia, che difficilmente può fare accedere a una psicoterapia.
Quando l’angoscia è elevata, si viene a cancellare il terreno su cui si svolge la psicoterapia, ovvero, il terreno verbale. E i tempi della terapia si allungano, rendendo la guarigione spesso un miraggio. Le difese del paziente restano elevate, e non emerge materiale su cui poter lavorare. Abbassare il livello di angoscia, è come abbassare la temperatura di un manufatto la cui lavorazione prevede che il manufatto sia maneggiato.
La psicoterapia svolge una azione a lungo termine, dopo che l’azione del farmaco ha permesso di abbassare il livello del sintomo. Con la psicoterapia, si giunge a un mantenimento, nel tempo, del livello sintomatologico, magari a un suo cancellamento o a una significativa riduzione.
Nel paziente depresso, però, subentra, a decorso ultimato del suo stato depressivo, un pericoloso senso di perdita per il tempo vissuto nella malattia. Il confronto fra il tempo speso nella patologia, e il tempo ora raggiunto nella guarigione, può generare un secondo, pericoloso insight: ho buttato via la mia vita, se solo fossi stato bene come ora, anche in passato, non avrei buttato via tutti quegli anni. Questa è una fase molto delicata, in cui si fa elevato il pericolo di atti o tentativi suicidari, paradossalmente, proprio quando il paziente sta raggiungendo la guarigione.
Compito del terapeuta, è quello di fare accettare il passato, di rivalutare, agli occhi del paziente, il sintomo che lo ha fatto soffrire. Una presa di valore sul sintomo, malgaro ora sia stato cancellato, è molto importante, al fine di dare valore, senso, al tempo speso nella malattia. Solo così, l’intero cammino acquista senso, e valore. Al contrario, il paziente può facilmente sentirsi espropriato di una parte della propria vita, con conseguente esposizione a gesti di grave entità.
Andrea Di Cesare
© Andrea Di Cesare, 2012

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