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Il titolo di questo libro è già di per sé molto
significativo: “La montagna”, una maniera di definire l’argomento secondo
una terminologia netta e precisa, che non lascia dubbi, né cose al di fuori
di questo confine, all’interno del quale possono a loro volta rientrare
tutte le cose di una vita vissute per e con la montagna,
secondo la filosofia del Vecchio Heinz. Nel concetto di “montagna”
rientrano, ad esempio, le pagine dedicate all’infanzia bellica nella città
tedesca di Colonia, raccontate con immensa saggezza, sguardo lucido e tanta
pietà per il dolore degli uomini. La storia inizia sotto le bombe, e
prosegue sotto le scariche di ghiaccio della Nord del Re Ortles. Ma, se le
prime sono il simbolo dell’umana distruttività, le seconde, invece,
esprimono il dovuto rispetto che l’Autore ha per la vita, e quindi per la
morte, che gli suggerisce di non impegnarsi su una via di ghiaccio, se le
condizioni meteorologiche non lo consentono. Il libro inizia sotto le bombe,
e prosegue con un corollario di aneddoti presi dalla lunga vita di Heinz,
fonte di saggezza che ne fa un esempio per molti, soprattutto per coloro che
vogliono andare in montagna di fretta, assumendo nei confronti di questa
“compagna da accarezzare” e rispettare un atteggiamento di forza, di
predominio. Questo libro vorrebbe – e a mio avviso ci riesce – conquistare,
prima di una vetta, il cuore degli uomini, con la sua grande, enorme lezione
di umiltà. Heinz è uomo di fede. E lo si sente. Non tanto perché si fa il
segno della croce prima di affrontare una salita, che potrebbe sembrare
semplice atto scaramantico, ma per profonda vocazione, umana prima ancora
che cristiana. Heinz non pensa al dopo; quando scala una grande montagna,
non pensa, come altre famose star dell’alpinismo, alla notizia che
potrebbero darne i giornali. Pensa solo a scalare, e a scalare in onestà, in
sicurezza, non ammettendo la spericolatezza di certuni, e l’esibizionismo di
cert’altri.
La Montagna del Vecchio Heinz è una compagna di vita,
anche quando troviamo Heinz in compagnia della moglie, o di un bambino , o
di un amico, anche quando Heiz parla degli aquiloni, quando non scala,
perché la montgna è con lui, è dentro di lui, mite, sempre amica, anche se
la montgna a volte uccide. Anche quando uccide, la montagna non finisce di
essere amica. E qui sta la differenza con le bombe che cadono dagli aerei e
radono al suolo le città, con cui si apre il libro. Il libro si potrebbe
anche intitolare “L’amica del Vecchio Heinz”. Quanti alpinisti, mi chiedo,
sono veramente amici della loro amica? Quanti alpinisti non tradiscono la
montagna che non li tradisce? La risposta sta nella quantità di amore che un
alpinista, e un essere umano, in genere, sa mettere in un rapporto, con gli
altri, con la montagna, con se stesso, e quanta autoconoscenza, anche, in
tutto questo. Questo libro lo consiglierei a chiunque. Non è un libro di
montagna in senso stretto, ma un grande libro di sentimenti.
Andrea Di Cesare
©
Andrea Di Cesare, 2007
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