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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007

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Andrea Di Cesare

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I LUOGHI DELLA MEMORIA

 

RAI Educational propone EXPLORA

Trasmissione sulle scienze.

 

I Musei della Scienza in chiave umanistica.

Il significato dell’Ecomuseo

 

di LAURA TUSSI

 

Nel corso della puntata, Luciano Onder ne discuterà con gli ospiti in studio.

In studio:

 

Prof.ssa Laura Tussi,

Docente di Lettere e giornalista specializzata in tematiche psicopedagogiche e socioculturali

 

Dott. Leonardo Alfonsi, Perugia Scienze Festival

Dott. Marco Bianucci, Consiglio Nazionale delle Ricerche

Prof.ssa Raffaella Simili, Università degli Studi di Bologna

 

 

L’uomo, il nostro pianeta e la ricerca scientifica. La storia raccontata attraverso le testimonianze lasciate nel tempo: un patrimonio, accessibile a tutti e costantemente aggiornato, racchiuso e conservato all’interno dei musei. Finestre sul passato, strumenti fondamentali per la comprensione del presente.

I musei raccontano la storia dell’uomo, del nostro pianeta e della ricerca scientifica. Sono una importante finestra sul sapere, accessibile a tutti, adulti e ragazzi, che viene aggiornata continuamente restando sempre al passo con i tempi.

Dallo spirito di osservazione e di ricerca dell’uomo ebbero origine le premesse per il sorgere delle raccolte di materiali della natura. Già in tombe

preistoriche si sono osservate forme primordiali di collezionismo, che ha poi sempre accompagnato la storia degli uomini. Ritroviamo il collezionismo in epoca romana quando Pompeo e Cesare erano noti per collezionare i trofei di guerra, per continuare nel Medioevo, dove chiese e regge erano sedi di raccolta di oggetti naturali, oppure sacri, opere d’arte e pergamene. Si giunge poi al Seicento quando oltre ad oggetti naturali si raccolgono anche le testimonianze di terre e culture lontane come abiti, manufatti, oggetti rituali, creando un intreccio di naturalia e artificialia. Un esempio è il famoso corno dell’Unicorno, rivelatosi poi un dente di narvalo lavorato. Fino al 1648 si conosceva solo la zanna di questo animale, che infatti fu chiamato Unicornis marinum, perchè si credeva che il dente fosse la prova dell'esistenza dell'Unicorno, animale mitolologico, citato anche nella Bibbia. Vari musei, come il museo del tesoro imperiale "Schatzkammer" di Vienna, ma anche lo stesso museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria a Roma custodiscono esemplari del "corno dell'unicorno".

La memoria raccontata dalla museologia si incontra con la modernità del nostro millennio. Attualmente la cultura dominante concettualizza la memoria in determinati parametri, per cui la modernità contrasta la memoria attraverso il mutamento, il cambiamento, instaurando contradditori rapporti tra la cultura moderna europea e il concetto di memoria storica. La modernità quindi disorienta l’individuo che non vive esclusivamente un’unica cerchia di vita relazionale, ma sperimenta la varietà degli approcci sociali, per cui appartiene ad una pluralità di ambiti comunitari e di contesti collettivi. Ciò provoca ricorrenti fratture nella memoria sociale, ma implica, al contempo, un forte richiamo alla responsabilità del singolo nei confronti del passato storico a livello individuale, collettivo, nazionale, globale. Operazione necessaria, soprattutto nell'era della globalizzazione in cui occorre anche il rispetto e la valorizzazione delle diversità, delle differenze soggettive, culturali, interetniche, come elementi vitali e imprescindibili dell'insieme.

 

Le finalità educative dei musei e degli ecomusei

 

I musei scientifici hanno il compito di esporre e tramandare il ricordo di reperti, di innovazioni, di scoperte della scienza che testimoniano la presenza di una cultura infinita, millenaria. E proprio sul territorio museale, nell'ambito, nello spazio e nel luogo dove sorge il museo vivono e transitano persone di diverse e altre culture con una storia e un'identità differente dalla nostra...ed è proprio nel museo che avviene l'incontro, il confronto e l'interazione dialettica di pensieri, riflessioni, idee, opinioni, memorie...luogo di molteplici narrazioni e metanarrazioni dove si trasmette la memoria storica e la si confronta con la memoria storica di altre civiltà, di molteplici altrove, di innumerevoli storie di vita individuali nel grande mare della Storia Globale ... e così si fa l’intercultura!

Non è semplice definire cosa sia un ecomuseo. Nei paesi d’oltralpe l’idea è nata molti anni prima che in Italia, dove le prime esperienze sono molto recenti. Esse seguono la nuova idea di bene culturale, che è maturata solo da alcuni decenni all’interno delle amministrazioni e in campo politico e che è molto più ampia rispetto al passato. Infatti, oggi l’ambiente è considerato il bene culturale per antonomasia, perché trattasi di un bene e valore collettivo, Quando le opere sono difficilmente museabili, come una cascina o una rete di canali, l’idea di museo come spazio chiuso è messa in discussione e si crea il concetto di museo senza muri, che ha come oggetto della propria attenzione il territorio. L’ecomuseo si intende quindi non semplicemente come un luogo dove si tutelano degli abitati e dei percorsi, ma e il luogo in cui la collettività ragiona sulla propria storia, una sorta di "scuola della coscienza storica".

 

Le valenze didattiche degli Ecomusei

 

L’inventore, Hugues de Varine, tentava nel 1971 una difficile fusione tra le parole “ecologia” e “museo”, e nel ridefinirlo “museo comunitario”, De Varine considera l’ecomuseo l’università popolare per eccellenza, un catalizzatore della cultura vivente, una finestra aperta sul mondo.

L’ecomuseo si distingue da un museo convenzionale dal contrasto con il principio fondante la museologia tradizionale, che sottrae i beni culturali ai luoghi in cui vengono prodotti per essere studiati in luoghi chiusi. L’ecomuseo si propone come mezzo di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della collettività locale che ne diviene il soggetto gestore oltre che fautore. La realizzazione è assai difficile ed ambiziosa dato che ci sono problemi organizzativi a molti livelli, non solo sul piano scientifico, ma anche sul piano della gestione delle forze sociali e del loro coinvolgimento. Interpretando gli ecomusei come espressione autobiografica, risulta possibile recuperare il passato se si riconosce e riattualizza una memoria collettiva, comune, del senso della storia a partire dal singolo individuo che ha il compito di comprendere, realizzare, ricomporre a ritroso, storicamente, con una retrospezione mestica e mnemonica la propria identità, coincidente con la memoria stessa, tramite l’approccio pedagogico autobiografico, nell’ infinita narrazione di sé…

 

Trasmissione MUSEI DELLA SCIENZA in onda su Explora-Rai Educational il giorno giovedì 13 aprile 2006

- I racconti della memoria

- Informazioni di carattere scientifico e generale relative ad aspetti antropologici e geologici della terra di Brianza

- L'identità culturale in terra di Brianza 
- Le trasformazioni nel mondo del lavoro e le ricadute sul territorio

ECOMUSEI, CUSTODI DEL TEMPO

- Internet e musei (Il museo della Scienza e della Tecnica di Milano)
- Musei, ecomusei, educazione
- Dal Museo all'ecomuseo (Gli ecomusei del Piemonte)
- Realizzazione di un impianto botanico nel Parco di Monza
- Opportunità didattiche in campo ambientale offerte dal Parco di Monza
- Valenze didattiche degli ecomusei
- La didattica dell'ambiente

 

I LUOGHI DELLA MEMORIA

di LAURA TUSSI

 

 introduzione:

La terra di Brianza è un territorio costellato di “Luoghi della memoria” ossia di Musei, Fondazioni ed enti culturali che trasmettono e testimoniano “i segni dei tempi”, vale a dire i “reperti” non solo di una cultura contadina che è andata via via scomparendo nella seconda metà del secolo scorso, ma anche di una storia antichissima testimoniata da fossili e reperti di diverse ere geologiche, indicanti addirittura la presenza del mare in terra di Brianza e delle primitive comunità di ominidi dall’homo erectus, all’homo sapiens. I luoghi della memoria sono realtà effettive e militanti culturalmente nell’ambito del territorio Brianteo anche dal punto di vista didattico/pedagogico ed educativo, in quanto cooperano e collaborano a diretto contatto con le istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado. Anche per questo motivo tali molteplici e variegate realtà culturali devono essere tutelate ed appoggiate da politiche socioculturali ed ambientali lungimiranti per “…dare un futuro alla memoria”, al fine di conservare e tramandare ai posteri la storia locale più recente o antichissima, utile per lo sviluppo cognitivo globale delle giovani generazioni in fase di apprendimento e di formazione che dovrebbero avere una visione olistica del territorio e delle comunità paesistiche in cui vivono, anche in vista di una riforma neoglobalizzatrice della cultura che pone in risalto anche le minoranze culturali e sociali, inserite in un sistema globale e mondiale.

 

Il Museo Etnografico dell'Alta Brianza nel Parco Monte Barro.

 

Nell'area del Parco, nella porzione di Camporeso ha sede il museo che documenta gli usi ed i costumi dell'attività contadina dell'Alta Brianza. Il nucleo, attestato sin dal 1300, ebbe destina­zione agricola a partire dal 1500; i terrazzamenti testimoniano il duro lavoro per recuperare terreno dalle colline mentre l'esisten­za di teleferiche testimonia la coltura del bosco e l'attività di rac­colta del fieno trasportato a valle. Praticata era la coltura della vite; allevamento e pastorizia erano le altre attività che permettevano alle genti di questi luoghi di vivere dei proventi di un eco­nomia esclusivamente agricola e qui verranno reintrodotti la pecora brianzola e l'asino: quest'ultimo viene immesso nella parte somministrata allo scopo di eliminare le erbe infestanti (la ser­pizio e l'erba nolino) e preservare la biodiversità dei prati magri. Scopo del museo è di documentare le con­dizioni (la vita dei contadini della Brianza collinare e di far rivivere il territorio anche attraverso il gra­duale recupero ambientale con la piantumazione di specie arboree i autoctone o da secoli presenti local­mente, come l'ulivo, il gelso, le piante da frutta e i filari di viti. E di preservare anche gli interventi fatti dall'uomo nel corso dei secoli sti­molando la ripresa dell'attività agri­cola tradizionale ancor oggi possi­bile. In sintesi, è di creare un ecomuseo, ciò che fa di Camporeso un’esperienza unica nel sistema di musei della Brianza.

 

Il Museo della Meccanizzazione Agricola a Usmate-Velate

 

Il museo fu ideato alcuni anni orsono dal sig. Mario Roveda, imprenditore agricolo di Usmate. Scopo del museo è di racco­gliere ed esporre esemplari autentici di attrezzi e macchine che rappresentano l'evoluzione tecnica e tecnologica dell'agricoltu­ra e, quindi, dell'evoluzione della meccanizzazione che ha accompagnato una delle attività fondamentali praticata dall'uo­mo sin dai tempi più antichi. L’idea è divenuta progetto per il sostegno dato all'iniziativa dal Rotary Club Vimercate Brianza Est, che ha richiesto all'Ente locale la possibilità di collocare il materiale  raccolto  utilizzando  una parte  della villa Scaccabarozzi. Ledificio, già censito dal catasto Teresiano, fu quasi certamente una villa di delizia che, nel tempo, ha subito radicali trasformazioni; esso è stato

recentemente acquisito dall'Am­ministrazione locale e destinato a divenire centro civico. Il Museo della Scienza e della Tecmca di Milano ha dato la propria disponi­bilità per l'organizzazione e l'aper­tura dello spazio museale. Qui il territorio lentamente passa dalla pianura milanese, dove per secoli si è praticata un'agricoltura di tipo intensivo, alla Brianza orientale con le sue colline segnate da secoli dì duro lavoro. L’ecomuseo, pres­so il quale si terranno iniziative culturali di vario genere, racconterà anche di queste fatiche.

 

 

Il Museo Etnologico di Monza e Brianza

 

Nel 1978 un gruppo di volontari costituì l'Associazione Museo Etnologico di Monza e Brianza, con sede presso la Villa Reale, allo scopo di creare un museo del territorio per l'area briantea. La localizzazione della sede a nord della città, quindi, non è casuale; essa proietta geograficamente il futuro museo verso la Brianza, all'inizio ed all'interno del "Sistema Museale Brianteo" di cui potrebbero far parte realtà simili ed altre, sia pubbliche che private. Il primo nucleo di tale sistema potrebbe essere il Mulino Colombo, piccolo ma prezioso esempio di mulino lungo il fiume Lambro, ad ambientazione cittadina e situato nel cen­tro storico di Monza che diverrebbe così il punto di partenza, in direzione sud-nord, di un percorso di archeologia industriale lungo il fiume. Il patrimonio già acquisito, ed in gran parte cata­logato dai volontari dell'Associazione attraverso la compilazio­ne dell'apposita scheda ministeria­le, è oggi di 8000 oggetti e docu­menti. Non essendo ancora possi­bile l'apertura del museo al pubblico, i pezzi, attualmente inscatolati e depositati presso la Villa Reale, vengono periodicamente utilizzati per l'allestimento di mostre dì carattere storico, econo­mico, sociologico che ricostruisco le diverse realtà non solo di Monza ma anche della Brianza e danno l'immagine di un'epoca che ci appare ormai lontana ma che forse è più vicina di quanto pensiamo.

        

Civico Museo della Seta a Garlate

 

La gelsibachicoltura fu molto importante per l'economia dell'intera Brianza, con una filiera che garantiva il ciclo di produzione della seta dal filato, alla tessitura sino alla stampa del tessuto. Per questo ancora oggi il prodotto è considerato il migliore del mondo. A Garlate, sulla strada provinciale che porta a Lecco, ha sede il Civico Museo della Seta dove sono conservati gli strumenti di lavoro e le memorie di un mondo da tempo scomparso. Visitando le sale ci si rende conto della complessità della produzione dal momento in cui i bozzoli arrivavano alla filanda sino alla produzione del filato che veniva consegnato alle tessiture per la produzione delle pezze di seta. La vasta collezione degli strumenti è organizzata secondo criteri tecnico-scientifici con l'esposizione degli strumenti utilizzati per la preparazione dei bozzoli, prima fase del lungo processo di produ­zione. In una parte del museo si può vedere anche la ricostruzione degli uffici con mobili originali del secolo scorso; in parti colare, le scrivanie sono ancora arredate con oggetti e strumenti di lavoro dell'epoca. Il percorso è arricchito da illustrazioni e da una raccolta di documenti originali. A ricordo delle fatiche di chi lavorava nello stabilimento è stata conservata la campana di bronzo che, con il suo suono, segnava l'ora d'inizio e la fine di una lunga giornata di lavoro.

        

Il Museo del Territorio dell’Alta Brianza e del triangolo Lariano di Erba

 

Il Museo del Territorio dell’alta Brianza e del triangolo Lariano si trova ad Erba, in località Crevenna presso la villa Ceriani Bassi. Entrando dal grande portone ci si trova già immersi nell'atmosfera del museo; nel cortile d’ingresso che diventa giardino con esotiche palme sono stati collocati i reperti rinvenuti nell'Alta Brianza: massi avelli, tombe ricavate da massi erratici, un'ara romana, un frammento di archivolto. Nel Museo sono esposti reperti archeologici italiani dal Paleolitico all’età del Ferro, delle civiltà greca, etrusca e romana ed alcuni pali di palafitte ritrovati nelle vicinanze dell’isola dei Cipressi del lago di Pusiano. Si possono ammirare anche affreschi ed opere lignee di epoche più recenti, cimeli garibaldini e documenti della II Guerra Mondiale. Una sala è occupata solo dai reperti trovati nel territorio comunale: oggetti. di epoche diverse ma che testimoniano la storia della città. Qui si trovano, infatti, anche i numerosi manufatti litici ritrovati all'interno della grotta conosciuta col nome di "Buco del Piombo", uno dei siti paleolitici  più  conosciuti in Lombardia. La grotta fu anche rifugio di animali, la cui presenza è testimoniata dal “Banco degli Orsi”, ossa di Ursus Spelaeus rinvenute nel sito ed ora conservate nel museo.

 

 

Il Museo degli attrezzi per la lavorazione del legno a Bovisio Masciago

 

In una vecchia casa in centro a Bovisio Masciago si può visitare la raccolta di strumenti utilizzati dagli artigiani del legno corredata da immagini d’epoca. Vi sono custoditi banchi da falegname; un tornio del 1700, unico al mondo, a cinghia di cuoio con varie mole e seghe originali. Un “resegone”, la sega per tagliare le piante di alto fusto e l’attrezzo utilizzato per potarle; dime e mole con pietra molera. Qui vi si trovano pezzi di vera falegnameria: campioni di intaglio, compassi, morsetti, “girabalchini” (trapani a mano), archetti da traforo, chiodi fatti a mano, la “cagnetta”, strumento per affilare le seghe, ferri per impellicciare, il "“esso di Bologna"”e terre per stuccare i mobili, spine utilizzate al posto dei chiodi, colle da animale, la mensola porta attrezzi detta "squalera"” bastoni per fare le cornici. Appese ad una parete si vedono pialle, alcune delle quali antichissime, e l'attrezzatura del bottaio. E poi pomelli e maniglie per abbellire i mobili, l'angoletiera per fare gli angoli, morsetti in legno, un rudimentale metro a spago, un rarissimo parquet detto “tapisserie de bois”. Sono stati incorniciati progetti degli anni ’40 e 50, testimonianza dell’inizio della produzione industriale del mobile che decretò la fine di un mondo fatto da artigiani che erano, soprattutto, artisti della lavorazione del legno. 

 

Il Museo Nazionale del Trattore a Senago

 

A Senago, nel territorio a Nord di Milano e prossimo alla Brianza, si trova il Museo Nazionale del Trattore, un museo agricolo specializzato nella raccolta di mezzi meccanici. La storia di questo singolare museo iniziò 25 anni or sono quando l’attuale proprietario, un imprenditore agricolo locale, sistemo in un grande capannone alcuni trattori che appartenevano alla famiglia e che costituirono il nucleo fondamentale dell’esposizione. Nel corso del tempo la raccolta si è arricchita con decine e decine di pezzi salvati dall’abbandono o dalla rottamazione, alcuni dei quali molto rari, altri addirittura pezzi unici di epoche diverse e provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti. In altri locali dell’azienda si possono vedere le collezioni di finimenti per cavalli e gioghi per i buoi, una serie di piccole sarchiatrici degli anni 20 e 30, attrezzi per la produzione del vino ed una curiosa seminatrice a mano del 1930 costruita da un agricoltore statunitense. Nel grande cortile antistante l’azienda è ospitata la locomotiva 880012 del 1916 con tre carri detti “cavalli 8, uomini 40” con una lunga e triste storia, ma a lieto fine, che il proprietario è sempre disposto a raccontare. Una pensilina della vecchia stazione delle Ferrovie Nord Milano ed un orologio, anch’esso proveniente dalla stazione di piazza Cadorna a Milano, sono destinati ad essere restaurati e collocati accanto alla vecchia locomotiva.

 

Il Museo Civico di Storia Naturale a Merate

 

All’inizio del secolo, visitando l’Italia e molte regioni estere, il professor Michelangelo Ambrosioni, docente di Scienze presso il Collegio Manzoni di Merate, si dedicò alla raccolta di una grande quantità di reperti con lo scopo di arricchire la collezione didattica all’istituto. La collezione fu successivamente donata al Comune, che negli anni 80, decise di istituire l’attuale Museo Civico e dare la possibilità, non solo ai cittadini meratesi, di ammirare la ricchissima raccolta composta da alcune migliaia di reperti di botanica, zoologia, mineralogia, paleontologia, petrografia. I pezzi, tolti dalle vetrine, nelle quali da anni erano collocati e presentati secondo un criterio descrittivo, furono riclassificati seguendo moderni criteri scientifici, in base alle funzioni scientifiche, conservative, ma, soprattutto, didattico-divulgative del costituendo museo. Una parte della collezione è dedicata ai fossili provenienti dal territorio Meratese ed anche ai fossili provenienti dalle diverse formazioni rocciose del territorio lecchese, fossili che risalgono al periodo triassico dell’era mesozoica (fossili di brachiopodi, crinoidi, frammenti di pesce) e ci ricordano che qualche miglione di anni fa anche in Brianza c’era il mare.

 

La Civica Galleria d’Arte Contemporanea a Lissone

 

“La più grande esposizione di mobili in Italia è una città: si chiama Lissone“ è lo slogan di “Progetto Lissone”, iniziativa nata da un accordo tra l’ente locale e gli imprenditori del legno e del mobile della cittadina brianzola, famosa per questa sua produzione. In città ha sede la Civica Biblioteca del Mobile e dell’Arredamento,la più fornita in Europa in materia. Nel 1946, fu istituito il “Premio Lissone”, nato dall’esigenza di alcuni artisti ed intellettuali lissonesi di mettere a confronto le nuove tendenze dell’Arte Contemporanea che, nell’immediato dopoguerra, arrivarono in Italia. Attraverso l’iniziativa del Premio, Lissone potè acquistare opere che oggi costituiscono il nucleo fondamentale della collezione, caratterizzata dalle diverse correnti artistiche che ebbero come riferimento la pittura informale internazionale. Correnti che si manifestano anche nell’espressionismo astratto nelle sue varie forme e nella “action painting” americana, fino al ritrovato interesse per la figurazione degli anni 60, periodo in cui l’esperienza artistica ebbe termine. Nel 2000 la collezione trova la definitiva collocazione nell’edificio costruito nei pressi della stazione ferroviaria in un’area completamente ristrutturata, e destinata a raccogliere anche altre opere, patrimonio artistico della città; e Lissone rimarrà così un riferimento artistico e culturale importante nell’area della Brianza.

 

Il Museo Civico di Lentate sul Seveso

 

L’idea di un Museo Civico a Lentate nacque negli anni '70, per dare una collocazione al materiale frutto di ricerche di carat­tere naturalistico, storico e sociale svolte dal Comitato Ecologico Comunale “La Puska". L’esigenza si fece più pres­sante negli anni '90 anche in seguito ad una sene di fiere tematiche su tradizioni ed antichi mestieri della Lentate di un tempo. Il Comitato redasse il progetto che l'Amministrazione approvò assegnando la sede ed istituendo, di fatto, il Museo Civico con la costituzione di un'Associazione che ebbe il compito di realizzare il progetto. La sede è presso un vecchio asilo che, ristrutturato, ospiterà le varie sezioni di un altro impor­tante spazio del Sistema Museale Brianteo. La sezione fauni­stica conterrà 400 soggetti e sarà dedicata ai diorami, in particolare a quelli della parte nell'aria, oltre che ai tipici ambien­ti della brughiera, delle zone umide, delle parti rurali. Vi saran­no anche una sezione botanica, una mineralogica, una entomologica ed una micologica, con l'e­sposizione di funghi che, grazie ad una collaborazione con il Museo Cantonale di Lugano che fornirà l'attrezzatura, potranno essere disidratati e preservati. L’apertura è prevista verso la fine dell'anno 2000. Presso lo spazio mussale sono previsti anche corsi di forma­zione per i volontari ambientalisti, uno sportello per il pubblico, un centro per attività didattiche, alcune in comune con il Parco della Brughiera Briantea.

 

Il Museo Fisogni delle stazioni di servizio a Palazzolo Milanese

 

A Palazzolo Milanese, nel territorio tra l'Alto Milanese e la Brianza, in un grande capannone ha sede il singolare museo della stazione di servizio. Si tratta di un'istituzione privata col­locata in una realtà produttiva che, per il numero degli oggetti presenti, è la più completa al mondo; per questo ha suscitato l'interesse di una società giapponese che vorrebbe acquistarla e trasformarla in una mostra itinerante. Iniziata nel 1966, grazie alla ricerca meticolosa del proprietario la raccolta si è arricchi­ta fino ad arrivare a 8000 pezzi di diverso genere: dalle pompe di benzina alle latte dell'olio per auto e per carburante di uso domestico, a tutto il "merchandising" che le società petrolifere hanno prodotto. L’oggetto più antico risale al 1890 ed è il primo esempio di distributore a mano; attraverso i pezzi presenti nel museo si può percorrere l'evoluzio­ne tecnica e tecnologica del settore industriale in cui prodotti e "design" si evolvono rapidamente. Proprio per consentire un percorso logico, il museo è stato disposto secondo criteri storici ed estetici ed è completo di un archivio di foto delle stazioni di servizio di vane epoche, di disegni di progetti per l'installazione delle pompe e di numerosi giocattoli. Solo dopo aver visitato questo spazio ci si rende conto della quantità di oggetti contenuti nel microcosmo della stazione di servizio.

 

Il Museo Liturgico a Calco

 

Calco, paese della Brianza lecchese, si trova al crocevia di due importanti arterie, la Milano-Lecco e la Como-Bergamo. Interessante può essere la visita al Museo Liturgico che si trova accanto alla chiesa di S.Vigilio. Si tratta di un piccolo spazio museale a carattere liturgico dove sono stati raccolti antichi oggetti di culto: paramenti e suppellettili sacri, libri di rituali di uffici dei defunti e di musica sacra, vecchi "har­monium", candelabri e crocefissi che le varie confraternite portavano nelle processioni del paese, stole e pianete rica­mate con fili d'oro e d'argento, ampolle e tabernacoli portatili per il viatico, teche. Si tratta di una raccolta eterogenea di oggetti preziosi, molti dei quali donati dai Calchesi alla chie­sa parrocchiale nel corso del tempo, a testimonianza della loro fede. E’ stato allestito anche un archivio storico dove si possono consultare documenti manoscritti, il più antico dei quali risalente al 1564. La chie­sa, in stile barocco lombardo, risale al 1560 ed è posta su un piccolo colle dal quale si scorge Montevecchia. L'interno è ricco di tele, opere lignee e di un anti­co organo, recentemente restau­rato ed ora perfettamente funzio­nante. Altre piccole chiese ed oratori sono disseminati nel terri­torio mentre, nella vicina frazione di Ariate si può visitare la chiesa parrocchiale dei SS. Colombano e Gottardo.

 

Il Museo Civico "C. Verri” a Biassono

 

Il Museo Civico di Biassono è intitolato a Carlo Verri, che alternò le cure della politica allo sviluppo di nuove tecniche agrarie, nasce nel 1977. La sua fondazione è collegata al ritrovamento archeologico di 2239 monete romane sul territorio comunale presso la cascina S. Andrea. Gli scavi, condotti dal GRAL -Gruppo di Ricerche Archeostoriche del Lambro - misero in luce anche i resti di una villa romana, di cui tuttora sono visibili una cisterna e scarse opere murarie. L’area espositiva propone colle­zioni archeologiche, numismatiche ed etnologiche. In un grande salone coperto da capriate in legno sono presentate due linee espositive: una sezione didattica con reperti dal Paleolitico all'alto e basso Medio Evo, ed una con copiosi ritrovamenti loca­li         provenienti dagli scavi GRAL alla cascina S. Andrea di Biassono (fra i quali, un raro spillone in avorio) e da Brugora, ed i ritrovamenti briantei (tombe di Giussano e Verano ed i mortai da Capriano). L’ area destinata alle collezioni etnologiche ospita strumen­ti e testimonianze dei mestieri del mondo pre-industriale e ricostru­zioni degli ambienti di una virtuale casa biassonese (la cucina e la "camera granda", ossia la stanza da letto). Fra i reperti esposti si segnalano una rara incubatrice per la “semenza dei bachi da seta", pro­toerpici, oltre a vestiti d'epoca e ad una sperada d'argento, lo spillone per capelli un tempo portato dalle donne brianzole.

 

Il Museo Agricolo a Ronco Briantino

 

In centro al paese, presso la sala al piano terra dell’edificio di proprietà comunale adibito a sede per le Associazioni, si trova il piccolo Museo Agricolo di Ronco Briantino. Il museo fu allestito nel 1981 in una situazione di emergenza poiché era necessario trovare una sistemazione ad alcuni attrezzi agrico­li provenienti da una cascina che stava per essere demolita. Gli oggetti, aumentati considerevolmente nel corso degli anni grazie alle donazioni di molti cittadini ronchesi, sono stati col­locati all'interno della grande sala secondo un criterio che definisce quali fossero il loro uso e la loro funzione presso la cascina. In un angolo si può vedere addirittura un camino, ricostruito dopo essere stato smontato e portato via dalla vec­chia cucina. L’aspetto curioso di questo piccolo museo è che alcuni oggetti furono inventati e costruiti dai contadini per far fronte a necessità quotidiane con le poche risorse anche economi­che un tempo disponibili. Finora sono stati catalogati 250 pezzi sui 400 acquisiti e ciascun oggetto è stato descritto in dialetto brianzo­lo, grazie all'assiduo lavoro di volontariato ed alla buona memo­ria di un contadino ronchese che ha saputo ricordare il nome origi­nale di tutti gli oggetti. In questo modo si è voluto non solo salvaguardare e preservare un patrimonio di oggetti ma anche conservare la memoria collettiva del paese.

  

La passeggiata nel Parco del Monte Barro

 

 Giunta alla 21^ edizione, la camminata, che ha luogo la seconda domenica di giugno, richiama ogni anno a Galbiate numerosissimi appassionati di podismo ed amanti della natu­ra. L'idea di organizzare una passeggiata in un'area che solo alcuni anni dopo sarebbe divenuta Parco Regionale, fu di un gruppo di amici organizzati nel Gruppo Podistico Libertà. Scopo della manifestazione è ancora quello di riscoprire il piacere di camminare e, nello stesso tempo, di stare insieme a contatto con la natura. L’itinerario, che si snoda all'interno del Parco, consente di ammirare gli aspetti più caratteristici sia dal punto di vista naturalistico che storico. Diverse sono le possibilità per coloro che, da soli, vogliono inoltrarsi alla scoperta del territorio. Oltre al percorso naturalistico e alla salita in vetta, si può effettuare il periplo del monte ammi­rando luoghi di interesse natura­listico,  storico  e  antropico. Oppure, deviando un poco più a sud rispetto al monte Barro, sco­prire la zona collinare del San Genesio arrivando sino all'antico borgo rurale di Campirago che, una volta terminati i lavori di ristrutturazione, diventerà un ecomuseo. Infine si può partire da Olgiate Molgora e, toccando il San Cenesio, i monti Crocione e Barro, dopo una lunga camminata di alcune ore, arrivare a Lecco nei pressi del ponte Azzone Visconti.

 

© Laura Tussi, 2003

 

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