|
|
ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
ANTARCTICA di Lucy e Jorge Orta Hangar Bicocca (Milano)
via Chiese –
3 aprile – 8 giugno 2008 Catalogo: Electa
Recarsi all’Hangar Bicocca coi mezzi pubblici, e per lungo tratto a piedi,
ha il pregio di immergere il visitatore in uno scenario periferico un po’
surreale, quello di vecchie fabbriche come la Pirelli e la Breda ormai
abbandonate, simulacri di un’età industriale che ora è diventata
archeologia industriale, attorno alla quale sorgono nuovi centri
commerciali, multisale cinematografiche, quartieri residenziali e
Università. Il vecchio e il nuovo, il passato – il doloroso, si potrebbe
dire, passato del mondo operaio – e il presente si congiungono in questo
territorio ai limiti, una sorta di border-line tra città e periferia, ma
anche fra quello che eravamo e quello che saremo. Forse non è un caso –
anzi, penso proprio non lo sia – che la presente mostra sia stata
allestita in questo scenario di ruspe e cantieri a cielo aperto, di
sventramenti urbani dall’aspetto apocalittico. Non è rasserenante lo
scenario urbano che ci accompagna verso l’Hangar. E non è rasserenante
nemmeno la mostra.
Potrebbe divertire vedere una messa in scena di tendine argentee a igloo,
di camper, camioncini, strani mezzi di locomozione sui quali vengano
allestiti marchingegni il cui utilizzo non è di immediata comprensione.
Tutto è molto colorato, pieno di bandierine, stoffe che pendono in ogni
dove simili alle bandiere di preghiera nepalesi. Ma sì, viene da pensare,
tutto ciò, nella sua drammatica fissità, rappresenta una preghiera, una
sorta di silenziosa, civile invocazione. Si respira, infatti, all’interno
di questa mostra, un qualcosa di sacrale, di religioso, non nel senso,
però, delle religioni ufficiali. Quello che essa risveglia nel visitatore,
è un senso della religiosità – forse, si spera – insito in ogni singolo
individuo, che qui si sente chiamato a rispondere a domande quali:
-
incontrollabile esplosione demografica;
-
accelerazione tecnologica;
-
riscaldamento globale;
- buco
nell’ozono;
-
scioglimento dei ghiacci;
-
innalzamento del livello degli oceani;
-
sfruttamento delle risorse non rinnovabili;
-
deforestazione;
-
perdita della biodiversità;
-
emergenze umanitarie derivate dalla limitazione dell’acqua potabile
(aggravate dalla privatizzazione dell’accesso alle fonti);
-
crescente disuguaglianza sotto la pressione della globalizzazione
neoliberale;
-
crescita del quarto mondo;
-
incontrollabile crescita delle megalopoli nelle zone più povere del
pianeta;
-
crescita dell’economia criminale;
-
crescita della criminalità organizzata;
-
impotenza dello stato;
-
disintegrazione del welfare;
-
migrazioni;
-
fondamentalismi;
-
xenofobia;
-
terrorismo;
-
protrarsi delle guerre. Il
quadro mondiale è tragico e apocalittico. L’economia è stata scossa alle
sue basi dal liberismo sfrenato, che ha generato dissesti ambientali e
socio-demografici di gravità planetaria, con flussi migratori mai visti
prima, e uno sfruttamento delle risorse che finisce per penalizzare i
popoli più poveri, costretti a vivere sotto il giogo di un’economia di
stampo ancora coloniale di sfruttamento. Accendere una lampadina qui in
Occidente, significa privare dello stesso bene, o forse addirittura della
vita, altri individui dall’altra parte del Mondo. Siamo condannati ad
essere sfruttatori e dominatori – come disse
Jack Hirschman – anche nei nostri più
sinceri afflati umanitari e pacifisti. Il potere è in mano a sempre più
poche persone, potere di decidere della vita di tutti gli altri, del loro
destino su questa Terra, che sembra essere diventata la dimora di pochi.
La mostra di Lucy e Jorge Orta pone degli interrogativi di importanza
basilare, essendo una rappresentazione simbolica di una nuova estetica
della politica, non simbologia di contenuti politici secondo una forma
aggraziata o gradevole, ma rappresentazione delle emergenze più gravi
secondo un simbolismo - quello della performance – che chiama in causa,
coinvolge direttamente e responsabilizza lo spettatore/attore, sui temi
importanti per il nostro Pianeta e per una auspicabile convivenza di tutti
su di esso senza disparità e ingiustizie, sfruttamenti incontrollati e
divergenze economiche. Andrea Di
Cesare
© Andrea Di
Cesare, 2008