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LUCIA TILDE INGROSSO “A NOZZE COL DELITTO” romanzo Kowalski, 2007 Pagg. 306 Euro 14,00
In una Milano afosa di luglio, che ci ricorda le migliori pagine di Renato Olivieri, se non di uno Scerbanenco lucido, disincantato e amante della sua città (anche se di adozione), Lucia Tilde Ingrosso ambienta magistralmente la sua inchiesta poliziesca. L’Ispettore Rizzo è sulle tracce di un delitto che ha colpito la Milano che conta, quella che, negli anni’80, avremmo chiamato “La Milano da bere”, un delitto che lascia allibito il bel mondo degli avvocati di grido, degli attici di lusso in vie esclusive, di famiglie nelle quali il decoro e il nome della casata contano più della sostanza. E la “sostanza”, in questo caso, come in altri celebri casi di cronaca reale, nasconde orribili scheletri nell’armadio, brutture che abili e protratti camuffamenti agli occhi della società hanno nascosto per anni, all’interno di famiglie “insospettabili”. Ma Rizzo sa bene che le differenze di censo, e di conto in banca, fanno la differenza anche agli occhi di chi ci dovrebbe giudicare, non per ciò che rappresentiamo, ma per ciò che siamo, per cui parte già col piede di guerra, amareggiato dalla sua condizione di dipendente statale, sua come di tanti altri che fanno il lavoro sporco al posto di certi altolocati “fighettini” che finiscono per avere pappa pronta e onori solo perché si portano il nome di loro padre. Le indagini di Rizzo sono lente, magmatiche, procedono con precisione, determinazione verso l’obiettivo, e esprimono la dura convinzione che niente, in quella famiglia, è come vorrebbe apparire. C’è del marcio. E il marcio lo troverà. La pentola verrà finalmente scoperchiata. Nel governare il timone della narrazione, la Ingrosso dimostra la calma sicura, fiera di un Simenon, che non si fa sviare da dettagli insignificanti e, se lo fa, è sempre per ricondurre il lettore sul filo di una narrazione nella quale, alla fine, capirà che nulla è stato scritto a caso. Si potrebbe dire molto, su un libro come questo, e ci sto provando, sull’onda dell’entusiasmo che mi ha accompagnato nella lettura. Ciò che mi ha affascinato, è una scrittura che, dopo tanto tempo, ci riporta alla tradizione del vero poliziesco, senza più gli orpelli volutamente, e così inautenticamente, fascinosi alla Montalban. Un libro, quindi, finalmente semplice, che ci dice quello che vuole dire senza ricorrere a inutili sofismi, sincero e diretto, che punta al contenuto più che allo stile, senza nulla eccepire allo stile, comunque, che è di livello piuttosto alto, in quanto assolutamente sobrio. C’era, per concludere, bisogno di questo libro, un testo che abbiamo la speranza possa far risorgere la passione per l’indagine, per il prezioso approfondimento psicologico dei personaggi, dopo troppi, brutti anni dominati da pulp e noir – troppi noir – scadenti. Andrea Di Cesare © Andrea Di Cesare, 2007 |