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Andrea Di Cesare

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LUCAS CONLEY

“SINDROME OSSESSIVA DA BRAND”

saggio

pagg. 186

Nuovi Mondi, 2008

Euro 15,50

Brand, ovvero marchio, firma, logo. In esso si riassume – o dovrebbe riassumersi – l’essenza di un prodotto, di un’azienda, di qualsiasi “entità” presente sul mercato. Parlo di “entità”, perché – leggendo questo libro – scopro che il branding è una filosofia, una ricerca di identità e successo - commerciali – che investe non solo i prodotti come ad esempio i cereali o i detersivi, ma anche le città, le regioni geografiche come gli Stati, il “benessere”, il “relax”. Tramontata l’epoca in cui le aziende investivano interi capitali nell’ufficio di Ricerca e Sviluppo (R & S), ufficio interno all’azienda volto a migliorare le prestazioni di un determinato prodotto, è iniziata l’era del Branding, ovvero: se un lubrificante per auto non vende, non stiamo a spendere tempo e denaro in R & S, a noi non importa migliorare il prodotto, ci basta solo cambiare la maniera in cui esso verrà percepito dal mercato, magari intervenendo sulla grafica della confezione, sul logo, su un nuovo slogan. Non cambiamo la sostanza, ma l’immagine. Ciò ci permette di lavorare sulla presa emotiva del prodotto, e non sulla sua reale qualità intrinseca (il che ci verrebbe a costare molto di più). Inoltre, la concorrenza è talmente serrata e spietata, che anche il miglior prodotto, sotto il profilo intrinseco, rischia – oggi – di venir battuto dal prodotto con la migliore confezione.

Tristi i tempi per chi, come noi, si aggira fra i bancali della grande distribuzione, per fare tutti i giorni la spesa nella speranza di portare a casa qualcosa di buono. Forse, la cosa migliore è andare sul risparmio, orientarsi su quei prodotti che portano il marchio del punto vendita che li distribuisce: solitamente sono una filiazione di marche più famose, che – risparmiando sul Branding e sul design dell’immagine – possono essere messi in vendita a un prezzo notevolmente inferiore.

Ma allora, cosa compriamo, quando andiamo al supermercato? Dei buoni prodotti, o dei buoni marchi? Difficile rispondere. Il mercato si è ormai irrimediabilmente evoluto verso lo studio di processi di immagine e presa psicologica, all’interno dei quali la ricerca della qualità di ciò che il cliente consuma è la minore delle preoccupazioni di chi si occupa di Branding. Che sia una truffa globalizzata e legalizzata? Poco ci manca.

Ecco un esempio preso da questo interessante Volume:

Cincinnati è la capitale mondiale del Branding, in quanto in questa città si riuniscono le più grandi agenzie del settore. Cincinnati, dunque, è la capitale mondiale, per così dire, dell’immagine. Cincinnati gode di un’immagine di ordine e decoro. Ma nel 2001 succede una cosa disdicevole: Cincinnati viene scossa alla radice da una violenta insurrezione razziale: “Una città orgogliosa di se stessa per la legge e l’ordine era (diventata – n.d.r.) il simbolo del caos”. Il che produsse un notevole deterioramento dell’immagine della città, e un conseguente calo turistico. L’Amministrazione di Cincinnati, a questo punto, si è rivolta a una grande agenzia di Branding, la Procter & Gamble, per rilanciare l’immagine turistica della città. L’intervento “pubblicitario” ha funzionato, e buona pace se – ciò malgrado – il tasso di criminalità a Cincinnati sia - in realtà - aumentato a dismisura: secondo le analisi dell’FBI Cincinnati è passata dal 107° al 16° posto nella graduatoria delle città americane più pericolose. Tuttavia, Thomas Streitcher Jr. - capo della polizia - a proposito del tasso di criminalità a Cincinnati nell’ottobre 2007, afferma: “in realtà non abbiamo nessuna questione criminalità”. 

 Andrea Di Cesare

© Andrea Di Cesare, 2008

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Branding, or brand, signature logo. It sums up - or should be summarized - the essence of a product, a business of any "entity" in the market. I speak of "entities", because - read this book - I discover that the branding is a philosophy, a search for identity and success - business - which invests not only products such as cereal or cleaning products, but also cities, regions geographical as the States, the "welfare", the "relax". Tramontano the time when the entire capital firms investing in the office of Research and Development (R & D), internal to the office to improve the performance of a given product, began the era of branding, namely: if a lubricant for cars do not sell, we are not to spend time and money in R & D, it does not matter to us improve the product, there is just change the way it is perceived by the market, perhaps acting on the visual design of packaging, logo , On a new slogan. Do not change the substance, but the image. This allows us to work on the emotional product, and not on its real intrinsic quality (which we would cost much more). Moreover, competition is so tight and fierce that even the best product in terms intrinsic risks - today - to be beaten by the better product packaging.
Sad time for those who, like us, is estimated between pallets of large retailers, to make daily spending in the hope of bringing home something good. Perhaps it's best to go about saving your way on those products that carry the brand of store that sells them: usually is a subsidiary of famous brands, which - saving on Branding and design of - may be placed in sale at a price considerably lower.
But then, what we buy when we go to the supermarket? Of good products, or good marks? Difficult to answer. The market has evolved to become irremediably the study of processes taking image and psychological, within which the quest for quality of what you consume is the least of the concerns of those involved in Branding. What is a global fraud and legalized? Soon there is missing.
Here's an example taken from this interesting volume:
Cincinnati is the world capital of Branding, as in this city meet the largest sector agencies. Cincinnati, therefore, is the capital of the world, so to speak, of the image. Cincinnati has an image of order and decorum. But in 2001 something unseemly happens: Cincinnati is at the root shaken by a violent insurgency racial: "A city proud of herself for the law and order was (now - ndr) the symbol of chaos." That produced a significant deterioration of the city, and a decline in tourism. The Administration of Cincinnati, at this point, turned to a great branding agency, Procter & Gamble, for reviving the tourist image of the city. The intervention "advertising" has worked, and good peace if - despite - the crime rate in Cincinnati is - in reality - increased to excess: the Cincinnati FBI analysis has increased from 107 ° to 16th place in ranking the most dangerous American cities. However, Thomas Streitcher Jr. - Police chief - about the crime rate in Cincinnati in October 2007, says: "in reality we have no question crime."

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