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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
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Brioso e discontinuo Luogo della mente e non solo: Friuli Venezia Giulia, provincia di Pordenone ed ancora più in là troviamo Maniago, città delle coltellerie. In questo comune risiede l’etichetta discografica Knifeville, una label portentosamente Europea. I responsabili di questo progetto sfornano, con amorevole parsimonia, arte e di quella sopraffina. La qualità dei loro prodotti si carpisce rapacemente dalle confezioni dei cd, elaborate e meticolose al limite del maniacale. Dunque esaminiamo ora tre lavori uguali per certi versi, per tre distinte formazioni, ma decisamente differenti tra loro: Le Corbusier, Oliver and Ten Thousand Bees. Un’unica comunione d’intenti, un sottilissimo filo rosso annoda e lega queste persone: la personale interpretazione della cosiddetta sperimentazione sonica. Molti di noi, critici e semplici fruitori delle sette note, si esaltano (a ragione, accidenti!) per tanti lavori pubblicati da svariate Case europee (Germania, Inghilterra e via così) dove si frullano suoni a più non posso; ebbene, per una volta mi pare giusto enfatizzare prodotti come quello di Le Corbusier. Cinque brani per venti minuti circa di minimali suoni, etichettabili come (forse impropriamente) post-rock. Un post-rock che si evolve in un sound molto più acido e cattivo per il cd degli Oliver “Little Human Detail”. Molto interessanti le foto di Cimenti pubblicate nell’allegato book, un bianco e nero straniante che ben s’intona ai brani elettrici della band. “Sunflowers, Sunshine” (delicata fino allo spasimo) fosse stata scritta da Bonnie Prince Billy si sarebbe gridato al miracolo; io mi emoziono per gli Oliver… Insomma per scriverla tutta, la tabula è rasa e parecchio elettrificata. Infine il cerchio si chiude alla meglio con “Polar Days” dei Ten Thousand Bees, verosimilmente molto maturi artisticamente come i loro colleghi sopra citati. Suoni caldi e suonati, da stracciare come coriandoli natalizi. I brani di questo dischetto spaziano in lungo ed in largo, non trovando una precisa collocazione musicale. La tisana dei Ten Thousand Bees è comprensiva di una buona dose di post del post rock (sì ancora) e di una proverbiale conoscenza del cantautorato molto folk. Folk da prendere con le dovute pinze o lame, in quanto la concezione iniziale è tipica di questo contesto sonoro ma poi si macina in ibride soluzioni alchemiche. Se dovessi fare una graduatoria tra gli album da me ascoltati non ne sarei in grado, farei dei torti inutili; sono tre formazioni molto al di sopra della media musicale attualmente presente nel nostro Paese. Le quali -lo riscrivo- non hanno assolutamente nulla da invidiare ai tanto amati ed apprezzati artisti stranieri.
Claudio Baroni
© Claudio Baroni, 2006 |
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