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Jamie T

 …nonostante il sipario di ombre dell’estate, in fondo è possibile intravedere la luce…

P.V. Tondelli (1991)

La prosaica ed illuminata Wimbledon (Uk) è ultra famosa per ospitare il mega torneo di Tennis sull’erba. Erba verde, erba vera e proprio da questa città giunge un talento naturale come il prode Jamie T. Non esistono molti prodotti di quest’artista in circolazione, ma grazie a due indovinati singoli: “Betty & The Selfish Sons” e “Sheila” (anno di pubblicazione 2006) Jamie T è riuscito (nel non facile compito) di farsi notare nel frastagliato panorama musicale britannico. Jamie è stato capace di elaborare una sapiente miscela sonora che mostra, grazie al suo talento, con indubbia capacità. Folk rurale e nichilista del nuovo millennio, un po’ di reggae (la maestria dei Police), qualche scheggia di pop impazzito (ascoltare “Salvador”) ed il succulento piatto è pronto in tavola! Un po’ come Mike Skinner Mr. Jamie rimodella il tessuto musicale a sua immagine e somiglianza, ma la specialità della casa (vedi Skinner) sono le parole; taglienti-mai banali e tragicamente brucianti. In “So Lonley Was The Ballad” declama, sopra una linda marcetta, frasi in piena epopea hip-hop tirando fendenti che fanno male al cuore… Abrasivo e malinconico, accento cockney, Jamie T è il nuovo Billy Bragg in versione black-Skinner. Ma –rimanendo sempre collegati su questa stazione- il pezzo che preferisco maggiormente di questo artista è “Sheila”, canzone ficcante con un appeal straziante…Gira e rigira sullo stereo di casa e non smetteresti mai di ascoltarla, battiti-attimi pregni di una semplice originalità artistica. Cosa scrivere ancora, illuminante Jamie T, il sottoscritto è in attesa fremente dell’Album di debutto… See you soon… in London…

 Claudio Baroni

© Claudio Baroni, 2006

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