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Andrea Di Cesare

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JACK HIRSCHMAN A MILANO

SOGNANDO CALIFORNIA E PACE

Com’è remota la felicità. Eppure poeti come Jack Hirschman ce la fanno sognare. In una serata milanese, grigia, automobilistica e monotona come tutte le altre. L’utopia è palpabile, qui, a portata di mano, sembra trasparire dai versi possibilisti e entusiastici, proiettati verso il futuro, di Jack. Un velo di morte e terrore è calato su tutte le cose, a livello globale. Ma la voce di Jack sa tuonare, calda e accorata, ancora piena d’amore, un grido disperato, solitario, nella planetaria notte piovosa, nella quale si preparano stragi, attentati, si pianifica a livello centrale lo sfruttamento di domani e dopodomani. Qui, al CRT di via Alemagna al 6, a Milano, in questo 7 novembre 2005, siamo un piccolo manipolo di spettatori, davanti a noi uno degli ultimi cantori della pace e della non violenza ci stordisce coi suoi versi, in un reading di potenza inaudita. Viene il vomito, viene la nausea, viene voglia di scappare e piangere. Le sue parole mi fanno male. Molto male. Mi scavano dentro, come un colpo d’arma da fuoco a bruciapelo. Eppure anche questo è amore, è molto-amore, è amore allo stato puro, esplosivo. Un disastro di parole, un fiume di parole, ognuna delle quali si incide, a fuoco, nel cielo piovoso, mediocre, di questa triste notte, e per un po’ lo illuminano. Jack ci dice, ci grida, disperato, che noi siamo sì dei non violenti, ma siamo costretti ad appoggiare la violenza nostro malgrado. E quindi violenti sino in fondo, anche noi che non diremmo mai una brutta parola a un extracomunitario. Intrappolati nella macchina capitalistica del profitto-violenza-guerra-morte-sopraffazione. Cantore degli oppressi, difensore degli umili, amante della bellezza, Hirschman guarda il suo pubblico negli occhi, interagisce, cerca il contatto e la comunicazione con la gente, la gente comune, che egli ama, chiama a confronto su temi in cui l’uomo, nella sua dimensione sociale e alienata, è centrale, in una posizione di lavoro poetico lontano da intimismi e inutili e superficiali schemi stilistici. Il Mondo è al centro della poetica di Hirschman, inteso come Uomo, in quanto ormai l’uomo e l’altro uomo sono abitatori di un pianeta che si fa sempre più piccolo, fragile, in cui c’è bisogno di aiutarsi vicendevolmente, e civilmente, dato che le risorse energetiche sono sempre meno, e i problemi climatici riguardano tutti. Eppure, sottolinea Hirschman, c’è sempre chi, minoranza privilegiata, schiaccia una maggioranza di deboli, vi manda i suoi bombardieri a pianificare guerre nel nome di una giustizia imposta con l’arroganza dei mezzi economici. Sembra non esserci via d’uscita. Sembra, questa, una spirale che ci ucciderà tutti. Sembra. Perché Hirschman sorride, ha gli occhi luminosi, fiduciosi. Forse anche lui crede nel no future, ma alla fine ci dice “scrivi poesia”, perché siamo tutti poeti, tutti siamo stati felici in un’epoca della nostra vita che ci siamo dimenticati di aver vissuto, tutti siamo capaci d’amare. A caldo, poco dopo l’uragano che ha sconvolto l’America e le coscienze, Hirschman legge versi dedicati alla tragedia di New Orleans. Canta con dolore la notte, il freddo degli homeless, si mette negli occhi di una bambina che ha visto le Twins crollare a pochi metri da lei, cita Pasolini e la natia Casarsa, in Friuli, come esempio sempre vivo e valido di poesia dedicata alle grandi problematiche umane. Cappelli da cow boy si confondono nelle notti salernitane, le citazioni italiane di un uomo innamorato delle vestigia del vecchio mondo si mescolano agli elicotteri che solcano i cieli durante gli allarmi terroristici. Vibra, poesia che scuote e vibra come acqua in una condotta forzata. E irrompe, sgorga, come eiaculazione alla fine di un estenuante amplesso. Grazie Jack, per aver illuminato questa triste notte milanese.

Andrea Di Cesare

© Andrea Di Cesare, 2005

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Hirschman JACK IN MILAN
SOGNANDO CALIFORNIA AND PEACE
How remote happiness. Yet poets like Jack Hirschman us are dreaming. In an evening in Milan, gray, automotive and monotonous as all the others. The utopia is palpable here at hand, seems to transpire from verses possibilities and enthusiastic, forward-looking, Jack. A veil of death and terror fell on all things globally. But the voice of Jack knows thunder, warm and heartfelt, yet full of love, a desperate cry, lonely, rainy night in planetary, which are preparing massacres, bombings, is a centrally planned exploitation of tomorrow and after tomorrow. Here, the CRT in via Alemagna to 6, Milan, in this Nov. 7 2005, we are a small handful of spectators in front of us one of the last singers of peace and not violence stunned us with his verses in a reading of power heard. Is vomiting, nausea is, you want to run away and cry. His words hurt me. Very bad. I dig in, as a coup d'firearm, a blank. Yet even this is love, is much-love, love is pure, explosive. A disaster of words, a torrent of words, each of which will affect a fire in rainy sky, mediocre, this sad night, and for a while 'the glow. Jack tells us, we shout, desperate, that we are not sure of violent, but we have to support our despite the violence. So violent until the end, that we do not ever say a bad word to an extra. Trapped in the machine of capitalist profit-violence-war-death-violence. Cantore of the oppressed, defender of the humble, lover of beauty, Hirschman looks his audience in the eye, interact, find the contact and communication with people, ordinary people, whom he loves, called a confrontation on issues in which man In its social dimension and alienated, is central in a job far from poetic intimacy and unnecessary and superficial stylistic patterns. The world is at the heart of poetic Hirschman, as Man, which are man and another man are inhabitants of a planet that is increasingly small, fragile, where there is need to help each other, and civilly Since energy resources are becoming less and climate problems affect everyone. Yet, Hirschman points out, there are always those who, privileged minority, a crushing majority of weak, there sends its bombers to plan wars in the name of justice imposed by the arrogance of economic means. It seems to be no way out. Apparently, this, a spiral that will kill us all. It seems. Why Hirschman smiles, his eyes bright, confident. Maybe he believes in no future, but in the end we say "write poetry," because we are all poets, all we were happy in a time of our lives that we have forgotten that he had lived, we are all capable of loving. A warm, shortly after the hurricane that devastated America and consciences, Hirschman law verses devoted to the tragedy of New Orleans. Sings with pain the night, cold the homeless, you put into the eyes of a girl who has seen the Twins collapsed a few meters from you, quotes Pasolini and Brookline native, in Friuli, as alive as ever and good poetry dedicated to Human major issues. From cow boy hats are mixed up in the nights Salernitane, quotes an Italian man in love with the vestiges of the old world blend with helicopters sailing the skies during terrorist alerts. Vibra, poetry that shakes and vibrates like water in a penstock. It bursts, gushes, as ejaculation at the end of an exhausting embrace. Thanks Jack, for having lighted this sad night in Milan.

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