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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
Le nature morte di
Guido Pajetta
alla Pinacoteca Ambrosiana (Milano)
di Barbara Silvia Ramponi
La Pinacoteca Ambrosiana si apre
all’arte del ‘900 con una piccola mostra ricca di significato dedicata a
Guido Pajetta (Monza 1898 – Milano 1987).
Pittore prolifico e inquieto, la cui
vasta produzione ben testimonia i plurimi e fecondi stimoli recepiti nel
vivace clima artistico italiano ed europeo tra gli anni ’20 e gli anni ’70
del ‘900 - Pajetta è uno dei tanti maestri meritevoli di nota troppo
spesso ancora ignorati - molti di formazione e di sensibilità
profondamente lombarde, a cui l’Ambrosiana intende restituire degna
visibilità.
L’iniziativa risponde alla sentita
esigenza di intraprendere un nuovo corso verso il futuro della prestigiosa
Istituzione, fedele all’originaria volontà dell’emerito fondatore Federico
Borromeo di avviare un ambizioso progetto culturale integrato affidato
alla città di Milano, che fosse di “utilità perpetua…alle esterne nationi,
non solo à l’Italia”, nell’imminenza delle celebrazioni per il quarto
centenario dell’apertura al pubblico della Biblioteca (1609) e in vista
dell’Expo 2015. Una strategia articolata volta a valorizzare, anche
tramite nuove scelte espositive mirate e a comunicare a un’utenza sempre
più ampia, ma consapevole, il valore di questo scrigno di tesori nel cuore
di Milano, incredibilmente non sempre riconosciuto dal pubblico nel suo
altissimo portato artistico, storico e documentario.
In rigorosa coerenza con lo spirito
originario dell’Istituzione la mostra focalizza all’interno del vasto
corpus pittorico di Pajetta (più di 4500 opere di vario genere)
l’evolversi della tematica della natura morta, così amata da
Federico Borromeo per l’umiltà del soggetto naturalistico che si rivela,
in verità, strumento di ammirata contemplazione dell’esaltante divina
bellezza del creato. Soggetto che riconduce all’exemplum cardine
assoluto del genere, quella
Canestra di frutta del Caravaggio, capolavoro che identifica la
Raccolta Ambrosiana dalla sua nascita. E un tema che ha avuto una propria
specifica valenza nella sperimentazione artistica novecentesca, europea e
italiana.
Venti dipinti scelti nell’intero arco
produttivo del maestro, evidenziano le tappe del percorso singolare di
Pajetta, vigile e recettivo alle suggestioni contestuali, rispetto alle
quali si pone, tuttavia, sempre con uno sguardo spiccatamente individuale.
Una ricerca nata nell’eredità familiare di un realismo di origine
tardo-ottocentesca, ricco di luminosi cromatismi di matrice veneta,
emergente nelle due copiose composizioni floreali del 1922. E che,
conclusi gli studi accademici a Brera sotto la guida di Cesare Tallone e
di Ambrogio Alciati (1922), si accosta alla poetica di Novecento,
mettendo a frutto l’esperienza di lavoro accanto a Sironi, con la
partecipazione alle Biennali veneziane (dal 1928), alla Quadriennale di
Roma (1931) e con la prima personale alla storica Galleria Milano nel
1933. Il soggiorno parigino (1934-39) segna la svolta, in sintonia con il
Surrealismo, specie dechirichiano, aprendo l’immagine all’ambiguità di un
doppio piano di lettura, oltre la realtà narrativa, verso una dimensione
psicologica sognante, intimistica (Conchiglie e candela, 1939, olio
su tela), cui concorrono l’utilizzo di un vivo cromatismo di ascendenza
fauve, e ulteriori suggestioni colte al ritorno in patria nell’orbita di
Corrente e del Chiarismo lombardo; sintomatica la personale
del ‘36 alla Galleria milanese d’avanguardia Il Milione, in una ricerca di
armonia di forma e colore essenziale per l’artista. Nel dopoguerra
l’incupirsi del colore e l’espressionismo del segno trovano conferma
emozionale nella visione londinese (1952) della nuova figurazione inglese
(Moore, Bacon, Sutherland), fino alla scelta estrema dell’acrilico steso
con inedita violenza, in una tensione ancora foriera di nuovi approdi (Natura
morta, 1970, acrilico su tela), sempre sismografica registrazione
dello stato d’animo che l’artista affida allo spazio “sacro e vivente” del
quadro.
Allestita nelle sale 13 e 14 del Museo,
la mostra offre un valido pretesto per soffermarsi davanti ai capolavori
qui conservati, compresa la straordinaria galleria di ritratti di Hayez e
una curiosa reliquia, la bionda ciocca dei Capelli di Lucrezia Borgia.
All’agile ma esaustivo Catalogo seguirà
a breve la pubblicazione del fondamentale Catalogo ragionato dell’intera
produzione di Guido Pajetta a cura di Enrico Crispolti, per Gabriele
Mazzotta editore.
Le nature morte di Guido Pajetta alla Pinacoteca Ambrosiana
Pinacoteca Ambrosiana, piazza Pio XI, 2 – Milano
24 novembre 2008 – 1 marzo 2009
da martedì a domenica ore 10-17.30;
lunedì chiuso
Catalogo
a cura di L. Sansone, con un testo di
Vittorio Sgarbi - Gabriele Mazzotta editore - Milano, 2008
Euro 18,00 Barbara Silvia Ramponi
© Barbara
Silvia Ramponi, 2008