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Andrea Di Cesare

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GIORGIO SOAVI

“GUARDANDO”

ritratti di pittori

Einaudi, 1991

E’ uno di quei libri che si leggono e si rileggono negli anni. Scritto e pubblicato in anni in cui - anche - le grandi case editrici facevano ancora della vera diffusione culturale, in quanto il virus malefico che poi le alletterà – quello della logica del marketing editoriale volto a  promulgare, distribuire, buttare a rotta di collo sul mercato in maniera talora sconsiderata c.d. “prodotti editoriali”, e non “libri” – non si diffonderà che alcuni anni dopo, soprattutto a seguito di alcune opere – non posso citarne i titoli in quanto potrei incorrere nel reato di diffamazione! – di autori che iniziarono una nuova moda, determinando la china discendente dell’editoria italiana.

“Guardando” – veniamo dunque a parlare di questo bellissimo “libro” – è un testo fuori moda. Oggi, se il manoscritto pervenisse in qualche ufficio redazionale, probabilmente non verrebbe nemmeno letto e verrebbe subito cestinato. Il destino di “Guardando” è invece quello – giustamente – di un bel manoscritto arrivato negli uffici editoriali in cerca di pubblicazione prima che il declino del gusto editoriale giungesse ai - catastrofici - esiti odierni. Così, si è salvato dalla centinatura e - oggi - noi amanti della buona scrittura ne possiamo ancora godere, magari reggendone in mano una copia gualcita, stropicciata, macchiata di caffè, con una di quelle copertine - gradevoli e discrete - che non facevano sembrare i libri delle “puttane” alla disperata ricerca di un – improbabile – cliente in tempi di recessione.

Ritratti, ritratti scritti. Scritti dalla mano di un sensibile amante dell’arte, ma anche amico dei pittori. Amico nel vero senso del termine. Non profittatore alla ricerca del facile affare, dell’investimento da mettere in banca, magari facendo leva sull’amicizia con l’artista. Ma vero amico. Discreto osservatore del lavoro del pittore. A volte sostegno morale. Così, Giorgio Soavi, col suo tocco di pennello leggero, ritrae – tra gli altri – Alberto Giacometti in un capolavoro di scrittura narrativo-biografica, in un viaggio da Milano a Stampa, in Val Bregaglia (Svizzera), alle porte con la Valtellina. In un freddo inverno. In macchina. Con la sciarpa, la pianura innevata fuori dai finestrini, dai quali entrano spifferi gelidi. Giacometti fuma, legge, non finisce mai i suoi libri. E - così come non finisce mai i suoi libri - non smette mai di incidere, scavare, butterate teste d’argilla, nel vano – e noi diremo: “per fortuna vano” – tentativo di fare una testa naturalistica. Disperato artista. Autocritico sino alla autoflagellazione. A leggerlo viene da piangere. Quale modestia. Quale umiltà. Quale follia.

Amico, si diceva, dei pittori, e non critico. Giorgio Soavi lascia volentieri da parte la critica, la storia dell’arte, l’accademia. E si approssima alle vite dei pittori come un ospite, un silenzioso compagno d’avventura. Non giudica. Non esprime concetti estetici. Ma solo umani. Troppo umani.

 Andrea Di Cesare

© Andrea Di Cesare, 2008

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