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GIANFILIPPO USELLINI E
IL CARNEVALE
MILANO – Museo della
Permanente – 14-25 febbraio 2007
catalogo: Silvia
Editrice
Il
Carnevale Ambrosiano secondo Gianfilippo Usellini, in mostra al Museo
della Permanente – Milano – raccoglie circa una ventina di opere,
dedicate a questa celebrazione tanto cara a Usellini, della quale il
pittore ci dona una visione allegorica, popolare, coloristica, non priva
di una certa sfumata malinconia.
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Si
pensi a quello che rappresenta questa festa, e allora si pensi alla
maschera, al suo legame con la Morte, e allora si capirà quanta
tristezza ci possa essere tra chiacchere e coriandoli, anche se a
rappresentarla sono tele – come quelle di Usellini – decisamente
allegre, non prive di un tocco favolistico, che, su un piano più
psicologico e introspettivo, |
ritroviamo anche nell’”Autoritratto con
maschera verde” (1953) nel quale Usellini sembra auto-incidere con
severità i tratti del proprio mefistofelico volto, non senza una certa
autoironia, che ben si adatta al clima del Carnevale.
Ballatoi in festa, di una Milano ormai trapassata, di gente modesta
impegnata in modesti mestieri, dietro cui spuntano aguzzi campanili a
sottolineare la continua presenza di un senso religioso delle cose,
potremmo dire, caro alla tradizione ambrosiana dell’arte popolare. Su
questi temi Usellini esercita il suo pennello sincero e generoso di
guizzanti colori, sapiente anche nel trasmettere alla scena una sorta di
surreale, felliniana fissità, come nelle scene, altresì, a sfondo
allegorico – religioso, ad esempio: “I sette Vizi Capitali”, 1955-59.
La
scelta delle venti tele in mostra al Museo della Permanente rende
omaggio a un pittore di grande pregio, che ha saputo dare voce a quel
mondo di umili e ingenui che, mi viene in mente, anche uno scrittore
come Gian Dàuli ha saputo rendere con altrettanta ironia e pietas nei
suoi romanzi appartenenti a quella stessa epoca. Un’epoca trapassata,
dicevo, che ancora forse resiste nella cadenza della parlata di qualche
ottuagenario che beve il suo caffè nei paraggi del Duomo, e fa le sue
considerazioni politiche, sempre bonarie, sotto l’arco della Galleria
Vittorio Emanuele, qui a Milano. Vorrei qui spendere due parole anche su
un altro Usellini, quello legato ai grandi encausti tuttora conservati
nel palazzo del Governo e in quello della Provincia a Sondrio, nonché
sull’Usellini che fu grande scenografo presso il Teatro alla Scala. Lo
ricordiamo anche per alcuni suoi scritti teatrali, e la cosa non ci
stupisce, data la sua universalmente riconosciuta ironia. Usellini fu
anche molto amato dai suoi allievi a Brera, dove insegnò pittura e
affresco sino alla fine dei suoi giorni.
Andrea Di Cesare
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