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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
FRANCIS BACON Milano, 5 marzo – 29 giugno 2008 –
Palazzo Reale - prorogata sino al 24 agosto 2008 Catalogo Skira Euro 62,00 Francis
Bacon: Dublino, 1909 – Madrid, 1992
L'esposizione raccoglie circa cento opere - tra cui 82 dipinti, 15 disegni
e altri oggetti appartenenti all'archivio dell'artista - provenienti da
musei e collezioni di tutto il mondo (Francia, Belgio, Gran Bretagna,
Portogallo, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Finlandia, Israele,
Stati Uniti, Venezuela, Messico, Giappone, Australia e Taiwan), che
abbracciano l'intero percorso artistico di Bacon. "Si tratta - ha detto
l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Massimo
Zanello - di una grande mostra che sono certo verrà riconosciuta come la
più importante in Italia e tra le migliori in Europa di quest'anno. Bacon
è un grande artista internazionale, molto particolare, dalla spiccata
personalità e con stretti collegamenti con gli artisti del passato".
Milano anticipa con questa mostra le celebrazioni per il centenario della
nascita dell'artista che cadrà nel 2009. Curata dal professor Rudy
Chiappini, l'esposizione ripercorre le tappe salienti del lavoro di Bacon,
in un lavoro di documentazione e ricostruzione storica nato sotto l'Alto
Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promosso
dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano con il patrocinio e il
contributo della Regione Lombardia, in collaborazione con l'editore Skira
e Artemisia. "Per una singolare coincidenza - ha detto l'assessore alla
Cultura Vittorio Sgarbi - Milano apre le celebrazioni del Futurismo con la
mostra dedicata a Giacomo Balla e le manifestazioni per il centenario
della nascita di Francis Bacon con un anno di anticipo. Oggi le due
ricorrenze si incrociano nell'omaggio che Palazzo Reale rende a uno degli
artisti più tipici del secondo Novecento". "Una mostra compiuta - ha
aggiunto - in cui si può apprezzare l'eccellenza del percorso artistico di
Bacon, senza dimenticare nessuna fase; un'esposizione che dà conto in modo
pieno e completo del lavoro dell'artista e ne permette una comprensione
accurata". Bacon,
Dublino, e mi viene da pensare - per il linguaggio ritmico e deformante
dei suoi dipinti, realizzati sotto la lente d’ingrandimento di una
coscienza che sapeva vedere dentro e oltre le apparenze dell’essere umano,
dentro le sue angosce e le sue pene esistenziali, le sue gabbie
metafisiche - ci sia la presenza - comunque benigna, amichevole - di un
James Joyce, di un Ulisse che detta la scansione dei capitoli sulle pagine
di questo racconto fatto di immagini stupefacenti, anche se piene di uno
strazio muto, che ci viene urlato in una stanza sotto-vuoto, e quindi
senza far rumore. Sì, sto parlando di una lacerazione, di una esplosione
silenziosa, di un’angoscia che non ha voce, ma solo forma, colore, linea.
Una linea che si spezza, si deforma, si rincorre e involve, si chiude su
se stessa, come ne i Tre Studi di Dorso Maschile (1970), la visione
dell’uomo chiuso in uno spazio metafisico che ne riepiloga la solitudine,
se non il soliloquio. Una sinfonia silenziosa di pulsionalità inconscia,
di carnalità che a tratti richiama Chaïm Soutine, la scuola espressionista
passata attraverso il cubismo picassiano, una visione cosmica - ma al
tempo stesso claustrofobica e metafisica - del dolore, racchiusa in
rappresentazioni allucianate, secondo quella che si potrebbe definire
clinicamente una "regressione controllata". Il dolore trova una sua
liberazione, però, attraverso l'espressività pittorica, che ci comunica in
maniera diretta, senza alcun sottinteso, quasi "pornograficamente"
l'intento catartico e autoliberatorio dell'artista. La mostra
si snoda in una visione potente e di grande impatto visivo, quasi
schiacciante, presentando anche i pensieri e gli aforismi di un pittore
che, spesso, amava esprimere attraverso la scrittura la sua riflessione
sull’arte, come ad esempio in questi magnifici pensieri:
-
C’è bisogno di qualcosa di nuovo. Non di un realismo
illustrativo, ma di un realismo che sia il risultato di una vera
invenzione, di un modo veramente nuovo di interpretare la realtà in
qualcosa di assolutamente arbitrario.
-
Amo isolare l’immagine, sottrarla allo spazio domestico. Andrea
Di Cesare
© Andrea Di
Cesare, 2008