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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007

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Andrea Di Cesare

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Solo una presa di coscienza individuale ci salverà dalla cattiva editoria

ETICA ED EDITORIA

I tanti mali del lavoro nel settore della comunicazione e dell’informazione

 

Lavoro e tutele sono diventati due termini divergenti, due realtà che non comunicano più tanto tra di loro. Sono in numero sempre maggiore i casi in Italia di lavoro senza tutele. Se restringiamo il campo di questa osservazione al settore della comunicazione e dell’informazione, tale realtà sembra addirittura essere diventata la regola. Comunicazione, pubblicità, grafica, editoria, sono il grande bacino occupazionale in cui il datore di lavoro pesca spesso nel torbido, sfruttando - il più delle volte - senza alcuna regola i malcapitati sottoposti. Il web ha reso ancora più severo questo mercato dello sfruttamento, in quanto la rete - se è vero che mantiene il tracciamento delle operazioni che vi vengono compiute - non oppone alcuna resistenza - né fisica/tecnologica né legale - al plagio, alla clonazione di un’idea, alla replica infinita di una pagina che può essere comodamente prelevata e posta su server stranieri, dove la nostra giurisdizione non arriva, non può colpire i colpevoli di un reato informatico. Se il web è vero che da una parte traccia, dall’altra nasconde, cela, mistifica. Come può difendersi il lavoratore che opera nel settore della comunicazione, di fronte al pericolo di un mondo lavorativo che vede una grande offerta di manodopera specializzata, con conseguente inflazione di figure come la sua, destinate - perciò - a doversi sottoporre al ricatto di una paga misera, o di una totale assenza di retribuzione? Credo che l’unica via da percorrere sia quella di sanare questo settore attraverso una lenta, faticosa riappropriazione di dignità da parte di chi ci lavora. E la via da percorrere è non offrire manodopera, se questa non viene retribuita. Credo che il mercato, ormai infetto, del lavoro in questo settore, debba lentamente purificarsi grazie alla presa di coscienza dei tanti “operai della comunicazione e dell’informazione” che non è etico - anche verso i propri colleghi - lavorare gratis, in quanto questo comportamento corrompe il mercato, ingenera nel datore di lavoro la certezza di trovarsi di fronte a una controparte che non ha alcuna pretesa, e perciò più facile da sfruttare. Sarà - se ci sarà - un processo lungo e duro, ma forse, alla fine riavremo un mercato del lavoro nel settore editoriale non più così infetto e corrotto. Ponendo lo sguardo in maniera specifica sull’editoria, ci accorgeremo che gran parte dei piccoli e medi editori italiani, si sono abituati a chiedere soldi per pubblicare i libri dei tanti aspiranti Autori. Se ora anche i libri più seri, i libri più dignitosi, fanno fatica a imporsi sul mercato, ciò è dovuto alla brutta abitudine che gli editori hanno acquisito - nel corso degli ultimi 15 anni circa - di farsi pagare dagli aspiranti Autori, trasformandosi in stampatori, nulla di più, che poi non hanno alcun interesse - una volta percepito il guadagno sulla prima tiratura - a distribuire un libro che faranno marcire in cantina. Se da un lato pagare per pubblicare è un "reato" contro la morale e l’etica, dall’altro è anche vero che molti di coloro che pagano per pubblicare non avrebbero i “numeri” per ambire a una pubblicazione vera. Se da un lato lo sfruttamento dell’editoria sugli Autori ha raggiunto livelli epocali e vergognosi, è anche vero che molti Autori non possono considerarsi degni di questo appellativo, quindi, con poca umiltà, molta ambizione e molta fretta, si apprestano a pagare l’”editore” che - con troppa facilità e parole il più delle volte elogiative ed enfatiche - propone loro una edizione a pagamento, e questi pseudo Autori pagano, pur di vedere coronato il sogno di pubblicare. La soluzione ai mali di questo settore non è vicina, ma ognuno di noi, nel suo singolo modo di operare, può contribuire a un suo miglioramento, con l’umiltà, l’autocritica, l’etica, col proporre una dignità personale di fronte a chi chiede di essere pagato per offrirti lavoro, affinando gli strumenti dati in dotazione dall’istinto per fiutare le truffe che si nascondono dietro elogi che giungono al solo scopo di far firmare un assegno a favore di chi ti promette successo e quant’altro. Se l’editoria è diventato un settore poco etico, lo dobbiamo soprattutto alla scarsa eticità di chi, molti purtroppo fra quanti scrivono e ambiscono alla notorietà, pagano pur di pubblicare: non solo - facendo così - danneggiano se stessi, ma danneggiano il mercato, danneggiano quei colleghi più seri ed avveduti, che non lo fanno, e aspettano con pazienza, con fatica, nel continuo miglioramento di sé e della propria arte, una pubblicazione vera.

 

 Andrea Di Cesare

© Andrea Di Cesare, 2009

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