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Andrea Di Cesare

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SALVATORE DI GIACOMO

recensione apparsa sul quattordicinale Benevento  diretto da Achille Biele

Nato il 12 marzo 1860 a Napoli, Salvatore Di Giacomo fu avviato dai genitori agli studi scientifici, e per un certo periodo frequentò la Facoltà di Medicina. Presto però iniziò una collaborazione con Il Mattino di Napoli, dove curava la rubrica letteraria. I suoi primi racconti risentivano dell’influenza romatica e della scapigliatura, molto delicati nei toni e dagli effetti dilatati e languidi, e sempre tesi a rimandare lo scioglimento del nodo drammatico. Diresse anche la Biblioteca Nazionale dove ancora oggi si possono trovare le sue annotazioni minute e precise. Nel 1924 fu nominato da Mussolini senatore insieme a Ugo Ojetti. Nomina in seguito bocciata dal Senato, benché caldeggiata da Benedetto Croce.

Insofferente rispetto al decadentismo di Pascoli o al barocchismo di D’Annunzio, Di Giacomo si colloca in maniera originale nell’Italia letteraria fine secolo.

Sempre chino sui suoi fogli, solitario e nemico dei salotti letterari, poco socievole e scarsamente diplomatico, Di Giacomo si ammalò di nevrastenia. Ciò però non impedì al poeta di legarsi perennemente alla nascita della nuova canzone napoletana, a far diventare quest’ultima una somma forma d’arte.

Di Giacomo morì a Napoli nella primavera del 1934. Gran parte delle sue liriche vennero musicate, e restano tuttora capolavori della canzone napoletana (La luna nova nmez’a lu mare, Quanno sponta la luna a Marchiare, ecc…)

 27 febbraio 2004

Andrea Di Cesare

© Andrea Di Cesare, 2004

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