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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
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ASCOLTO IL TUO CUORE, CITTA’ (Alberto Savinio) di Andrea Di Cesare Città, ascolto il tuo cuore, e lo dico con Alberto Savinio, per confermare ancora una volta il mio amore per la metropoli. Tram e metropolitane sono i vascelli che mi trasportano da un capo all’altro di questo mare interno, nel quale il ritmo delle strade e dei palazzi, gli sguardi delle persone e le insegne dei bar sono la varia e movimentata partitura musicale di una sinfonia di Varése. Tu città sai a volte impaurirmi coi tuoi rumori assordanti, con la tua ressa soffocante, con l’eccesso di velocità delle tue automobili, con gli stupri e gli attentati, le rapine e gli scippi. Ma il più delle volte sai rapire il mio sguardo con un improvviso aprirsi di giardini oltre cancelli di ville incantate, con balconi adorni di fiori in modeste abitazioni dove la gente conduce quietamente e onestamente la sua esistenza, con vetrine di negozi defilati ben composte di oggetti messi con amore. E poi – a volte, anche se di rado – con la parola gentile del tranviere, e con gesti come quello di un vecchio barista, che un giorno volle offrire a me mia madre un bicchiere di vino perché gli eravamo simpatici. Tu città sei imprevedibile, sei capace di stravolgere le aspettative e i programmi, sei capace – in tal senso – di incantare come di uccidere. Non sei la moglie fedele, ma l’amante capace di grande amore e di grande tradimento. Per questo città ti amo, e non finisco di ascoltare il tuo cuore. Avendoti a lungo ascoltata, posso dire di conoscere ogni tuo palpito di gioia o di sofferenza, e quando tu gioisci, io gioisco con te. Ora come non mai sei assediata e maltrattata, soffri di essere insozzata e trasformata in teatro di frequenti atrocità. Ma forse, ora come non mai, sei una vera città, come quelle dei film americani, bella, crudele e appassita reggente di bordello, e non più fanciulla innocente. Ora – tu città – hai perso il dono della giovinezza, e ti avvii ad essere più saggia e disincantata, a piangere i tuoi morti, ma anche a lasciarteli indietro senza tanti sospiri. Tu città vai avanti, macini giorni e anni, e ti indurisci sempre di più, e ti fai sempre più bella, di una bellezza cosparsa di rughe, da viziosa, da fumatrice, da giocatrice d’azzardo. Eppure, anche nel cuore più indurito di te, città, ascolto il palpito di un cuore giovane, che ancora conosce l’amore e lo slancio. Un amore, uno slancio resi più faticosi dall’età, ma non per questo meno intensi. Ricordo ti te, città, un tesoro, un barbiere, un anziano uomo del Meridione venuto su dalla Puglia, che sapeva usare rasoio e pettine come un artista. Per poche lire, sapeva farmi tagli hollywoodiani, da attore, dare ai miei capelli quell’estro che una vecchia mano esperta era in grado di creare con pochi, sapienti colpi di forbice. Ora, nella città, andati via i vecchi barbieri, sono arrivati gli hair-stylist. Costoro non hanno grazia nel rasoio e nel pettine, ma solo il dubbio pregio di sfigurare la tua testa. Si fanno pagare molto, ma non valgono un solo dente del pettine del mio vecchio barbiere pugliese. La città conserva, nascosti in luoghi defilati, tesori come questo barbiere. Tesori che uno ad uno scompaiono. La loro scomparsa ti fa sentire un po’ smarrito, perché sai con certezza, nel caso del barbiere, che nessuno, mai più, ti taglierà i capelli come sapeva fare lui. Il tempo avanza e fa uscire, una ad una, le pedine dalla scacchiera. La città però sembra eterna nel suo divenire, mutevole e mimetica. Cambia, si ammala, sta per morire, ma alla fine non muore, anzi, come un vampiro di anime, fa dei suoi morti il suo alimento, in eterno. Andrea Di Cesare © Andrea Di Cesare, 2008 |