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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
CESARE PAVESE le colline, il sole di
Barbara Silvia Ramponi La
Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo, con il contributo di
Cantine Terre da Vino, nel centenario della nascita dello scrittore
piemontese (Santo Stefano Belbo - Cuneo - 9 settembre 1908 – Torino 27
agosto 1950) presenta la Mostra Internazionale di Mail Art Cesare
Pavese – le colline, il sole. L’esposizione itinerante apertasi
a Barolo, dopo le tappe di Firenze e Roma, ora a Milano, si chiuderà a
Torino (novembre 2008), ripercorrendo idealmente la vicenda biografica
pavesiana. Nato
sull’esempio delle Poste Spagnole per i 400 anni dalla nascita di
Cervantes, il Mail Art Project, Cesare Pavese – the hills and the sun
è un concorso internazionale di “Arte postale”, una forma di comunicazione
artistica concettuale atipica e democratica, che ha riscontrato
l’eccezionale risposta di migliaia di partecipanti da tutto il mondo, a
dimostrazione dell’universalità e della riconosciuta classicità dell’opera
di Cesare Pavese. Il concorso ha selezionato 350 opere formato cartolina
postale liberamente ispirate ai libri dello scrittore realizzate con le
più diverse tecniche artistiche e pervenute via posta alla Fondazione. Nel
pregevole volume che accompagna la mostra le parole dello scrittore e
alcune testimonianze inedite ci guidano nella meticolosa perlustrazione
topografica delle sue colline, sul crinale di una ricercata e distillata
interpretazione etnologica e psicanalitica che dà respiro così attuale e
universale alla scrittura pavesiana. Nei luoghi rimasti, straniati in un
paesaggio aggredito dal progresso invadente, sopravvissuti o scomparsi.
L’imponente, misteriosa, dolce collina di Gaminella, dove inizia la storia
di Anguilla, il trovatello di La luna e i falò. La Mora, la cascina
giù nella piana, ancora quasi intatta con il cortile acciottolato, poco
oltre la falegnameria di Nuto, che non accoglie più i visitatori seduto
sulla panchina sotto il glicine frondoso, anch’esso scomparso. E,
speculare, il Salto, l’altra collina aspra e impervia. Sopravvive la
piccola stazione di Santo Stefano Belbo, in abbandono, silenzioso relitto
senza tempo, dove si arrivava dalla città. A
Pavese piaceva la Torino moderna, razionalista, nitida, severa, discreta.
Ne amava l’operosità, il lavoro, le possibilità d’incontro. Ne rifiutava
invece lui, così schivo, le occasioni pubbliche e mondane. Ma le colline!
Le colline sono l’infanzia, l’iniziazione alla vita, l’adolescenza, la
libertà, contrapposte all’adultità urbana, alla morale cittadina,
all’efficienza razionale del progresso. Sono il luogo dell’istintualità
animale, un mondo scandito da rituali arcaici, ancestrali, il tempo
ciclico contrapposto al tempo lineare, il mito alla storia. Non è l’Arcadia,
ma un mondo concreto di umori e sentori meravigliosi e terrifici, dove
improvvisa si manifesta l’epifania del divino. In collina si nasce, si
torna per ritrovarsi ragazzo, il corpo nudo rinvigorito, bruciato dal
sole. Il corpo nero torna alla terra e con essa si fonde e s’imbestia,
facendosi toro e tronco e terra stessa e - riunendosi alla terra - perde
se stesso e celebra l’esperienza onnipotente del bambino, nella simbiosi
con la madre. E la comunione col divino. Pavese
credeva nei giovani, ne fiutava il talento e lo incoraggiava. Così, con
l’esordiente Italo Calvino, “lo scoiattolo della penna” di cui recensì
Il sentiero dei nidi di ragno, e che ne raccolse l’eredità editoriale.
Così con Fernanda Pivano, che avviò alla carriera di americanista
pubblicando per Einaudi L’antologia di Spoon River di Lee Masters.
Nei giovani ritrovava se stesso, l’idealità non ancora piegata ai
compromessi, il coraggio di essere autentici, la poesia che “non è un
senso ma uno stato, non un capire ma un essere”. L’esperienza
dell’abbandono ha inciso una ferita mai sanata. I genitori, gli amici,
primi giovanissimi compagni dell’avventura editoriale Einaudi, portati via
dalla guerra. Gli amori. Si ritorna in collina, consapevoli che il destino
di disfacimento in humus fertilizzante nuova vita, di una natura
madre impassibile, si coglie con “l’unico fiore di questa civiltà
prodigiosa nel suo tramonto”, la scrittura, la poesia, “l’Arte”,
consolazione ed eternità della memoria. Niente
pettegolezzi. Caro Cesare Pavese, verremo a trovarti per cercare di
capirti meglio. CESARE PAVESE le colline, il sole MOSTRA INTERNAZIONALE DI
MAIL ART Casa dell’Energia, Piazza
Po, 3 - Milano 7 – 30 ottobre 2008, dal
lunedì al venerdì ore 8-18, sabato e domenica ore 10-18 ingresso libero F. VACCANEO – F.
LAGOMARSINI – P. PRACCA Cesare Pavese – le colline, il sole Priuli & Verlucca, 2007 FONDAZIONE CESARE PAVESE Santo Stefano Belbo (CN),
Piazza Confraternita, 1
www.fondazionecesarepavese.it
Barbara Silvia Ramponi
© Barbara
Silvia Ramponi, 2008