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FIORENZO DEGASPERI
“CASTELLI del Trentino Alto Adige tra storia e
leggenda”
pagg. 308
Curcu & Genovese, 2008
Euro 35,00
Non
è il primo Volume delle Edizioni Curcu & Genovese che recensisco, eppure
è sempre una sorpresa aprire uno dei loro libri, sempre fascinosi per
testi ed immagini. Vallate di aspre lotte, di dure vite sacrificate alla
terra e ai monti, il Trentino Alto Adige non finisce di offrirci, come
distillati dai secoli, cammini per le gambe, ma soprattutto per lo
spirito, quello Spirito inteso in chiave romantica che va scritto in
maiuscolo, e vissuto in seno a ciò che è bello, come l’attimo faustiano.
I
castelli sono luoghi non propriamente fisici. E’ vero che la loro mole e
imponenza ci farebbero pensare l’esatto contrario. Ma i castelli sono
più propriamente luoghi dell’anima. Pensiamo alle antiche rovine, a
quelle rocche appollaiate su orridi e chiuse. Pensiamo alle leggende
elfiche e ai boschi incantati.
Questo libro ci offre - a noi camminatori, non solo gambuti - 40
itinerari, 19 in Alto Adige e 21 in Trentino, fra rocche disabitate,
rovine e castelli museo. Bellissime sono le immagini che accompagnano la
nostra lettura, i nostri piani di “evasione” alla ricerca - per la
domenica prossima - di un itinerario tra natura e vestigia storiche, e
perché no, con la visita finale in una osteria dove bere ottimo vino e
mangiare qualche piatto trentino.
L’Autore di questo libro è uno storico, non di quelli che stanno a
tavolino, ma un camminatore, un uomo di queste valli. I sentieri che
egli percorre sono quelli della Storia, della vita della sua gente.
Appassionato e rispettoso osservatore della bellezza, sia naturale che
architettonica, ci pone davanti a una scrittura asciutta e lievemente
velata di malinconia. Eh, già, la malinconia, si addice all’immagine del
castello, solitario e imponente, ma soprattutto, solitario, leopardianamente, diremmo, solitario. E torniamo al Romanticismo, da lì
non si scappa.
Come
per tutti i libri di casa Curcu & Genovese, “Castelli” è inteso come un
viaggio, fantastico e nostalgico, e - malgrado la sua impostazione di
guida - non rinuncia a una vena di tipo narrante, accompagnante,
sognante. Da segnalare, sempre dello stesso Autore (recensito su ideabiografica)
“Santuari e pellegrinaggi”.
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