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Il Carso è legato storicamente e letterariamente a
Trieste e ai triestini in maniera solida, si pensi a “Il mio Carso”
(1912), scritto da Scipio Slataper, si pensi alla lunga tradizione delle
feste carsiche cui i triestini sono legati da amore per quell’elevazione
che domina l’alto Adriatico alle spalle della loro città, e permette di
godere del clima secco e rarefatto della montagna pur essendo a vista
del mare. Ambiente alpino a pochi metri sopra il mare: il suo fascino è
mite ed estremo al tempo stesso, con quella nota di ambiguità climatica
che lo rende unico e irripetibile in altre zone del mondo.
Il volume qui presentato raccoglie un ragguardevole
numero di itinerari carsici, immersi nel silenzio e nella natura,
facilmente raggiungibili e praticabili anche dai medi camminatori, cui
si raccomanda il rispetto della natura, degli animali e delle
infrastrutture messe loro a disposizione.
La presente edizione ricompare più aggiornata e
ricca dopo 15 anni. Gli Autori specificano di aver fatto la scelta di
modificare sostanzialmente la Guida rispetto alla prima edizione, in
quanto sia la natura del Carso – ora in molti tratti più verdeggiante e
meno aspra e rocciosa - che la segnaletica messa a disposizione dal CAI
sono in gran parte mutate.
La Guida si rivolge anche e soprattutto agli
escursionisti che, venendo da fuori, non posseggono la padronanza del
territorio carsico, e quindi necessitano di indicazioni accurate anche
riguardo ai punti di ristoro e eventuale pernottamento sul Carso.
E’ da segnalare sicuramente il Percorso N 1, che
percorre tutto il Costone Carsico, da Medeazza a Muggia, contraltare del
N 3 – l’alta Via del Carso, che invece percorre tutte le alture del
Carso interno. Sono qui rappresentati due aspetti più caratteristici del
territorio alle spalle di Trieste, il Carso interno, vicino all’ambiente
montano, e quello rivolto al mare. Due polarità - mare e montagna - che
qui si incontrano, nel cui mezzo la città sembra essere sospesa.
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