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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007 direttore responsabile: Andrea Di Cesare |
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DIVERGENZE FRA GENERALI NELLA BATTAGLIA DELLA BAINSIZZA Il monte Veli domina coi suoi 1072 metri l’altopiano della Bainsizza, a Nord Est di Gorizia, fra rocce calcaree e grotte carsiche, dove - nell’agosto 1917 – si svolse la fase conclusiva della battaglia dell’Isonzo. Faldella, ne “La grande guerra” (Longanesi, 1978), ci riferisce dei retroscena fra due grandi generali, Cadorna e Capello, quest’ultimo favorito nella successione del primo. Mentre Cadorna indicava come obiettivo dell’offensiva Ternova, lasciando a Capello facoltà di fissare l’estensione del settore d’attacco, quest’ultimo sembra aver manovrato per dirottare su Tolmino l’obiettivo, snaturando il progetto di Cadorna. I documenti non vennero mai esaminati, per non urtare Capello del quale – per nessuna ragione – Cadorna voleva si pensasse ne fosse geloso. Prendiamo dal Faldella questo concetto espresso chiaramente: “In questa circostanza, come già nei riguardi delle operazioni della 1^ armata nel 1915-16, si nota la tendenza del generale Cadorna a lasciare libertà d’azione anche eccessiva ai comandanti d’armata, tendenza che si manifestò poi anche nell’ottobre 1917, con le conseguenze che furono all’origine delle cause tecnico-militari della sconfitta”. La divergenza fra Cadorna e Capello andò accrescendosi irrimediabilmente, sino a quando non vi fu più tempo per intervenire, e la conquista di Tolmino era divenuta l’evidente obiettivo dell’offensiva. Faldella: “Accadde così che, mentre il generale Cadorna aveva ideato un’azione coordinata fra 2^ e 3^ armata per raggiungere l’obiettivo di Ternova, la battaglia fu combattuta in direzioni divergenti per raggiungere due obiettivi lontani fra loro: Comen e Tolmino. Nemmeno quando l’azione svolta dal XXVII Corpo contro i Lom, per giungere sul fianco e a tergo della testa di ponte di Tolmino, fallì (…) Capello ritornò al concetto originario e si preoccupò di concentrare le forze per sfruttare il successo che il XXIV Corpo (generale Caviglia) stava già ottenendo al centro”. La relazione tecnica di Faldella affascina per la precisione burocratica con cui viene dispiegata sulla pagina bianca la forza persuasiva del linguaggio militare. Dove - più avanti – leggiamo “avanzando con eccezionale valore”, noi sappiamo che “valore” sta per “perdite umane”, ovvero morti, giovani destini spezzati, famiglie distrutte, vite infrante, corpi fatti a pezzi. Il laconico linguaggio militare, leggendo queste pagine, ci fa stare, anche noi “borghesi”, sull’attenti, per rispetto e commozione. Prendiamo ancora a prestito qualche frase dal Faldella: “Non si capisce come il generale Capello abbia potuto scrivere che minime erano state le difficoltà opposte dal nemico, che disponeva in quel settore di << pochissime compagnie, male in arnese >> senza riserve ad immediato rincalzo e che << mancò nell’azione l’energico impulso necessario >>. Fra i Lom e l’Avscek era la 22^ brigata Landsturm da montagna di almeno 5 battaglioni, con trinceramenti continui e difese scaglionate in profondità protette da profondi reticolati, e numerose mitragliatrici ben nascoste, che aprivano il fuoco a sorpresa”. Non fu una battaglia facile, come il Capello avrebbe voluto far credere ai posteri per giustificare la sua decisione di prendere Tolmino. A questo punto avrebbe dovuto capire che era impossibile conquistare la testa di ponte di Tolmino, e decidere di non continuare a sacrificare i propri uomini in quell’impresa. Le truppe di Capello sarebbero state assai più utili a rinforzo del XXIV Corpo (generale Caviglia), “dove già si manifestava la possibilità di ottenere un considerevole successo”; tuttavia non volle ammettere che il proprio piano era fallito. © Andrea Di Cesare, 2003 |