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ideabiografica.com - rivista on line - Registrazione Tribunale Milano n. 148 del 14 marzo 2007

direttore responsabile:

Andrea Di Cesare

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BETIKA

HALFLOVE

CD

PAWTHORN

2006

 

Debbo ammettere che (tralasciando la mia squadra calcistica del cuore che durante questo anno calcistico, per ora, mi sta dando delle notevoli soddisfazioni) da qualche tempo (facendo tutti gli scongiuri possibili) sto ascoltando prodotti veramente più che validi. Il mio più grande rammarico però è che la fruizione di questi cd sarà indirizzata ad una sparuta nicchia d’ascoltatori.

Peccato, veramente. Tra questi bisogna annoverare Betika from Bournemouth (Uk); ebbene,  chiunque abbia un cuore ed un po’ di cervello (non necessariamente annebbiato dal monossido di carbonio) non potrà che innamorarsi di “Halflove” (“Love Let Me Not Hunger” è graziosa non poco) concentrato di atmosfere pop anni ottanta che profumano di Pastels e Smiths.

  

LIANE CARROLL

STANDARD ISSUE

CD

SPLASH POINT RECORDS

2005

  

Tanto per cambiare “Standard Issue” è un lp fatto e costruito d’emozioni. Soltanto emozioni. La londinese Liane Carroll –presumo sconosciuta a molti- riesce in modo produttivo ad incendiare i sentimenti con movimenti e ritmi agili come nel pezzo iniziale “That Old Black Magic”, per poi accelerare con una canzone di Tom Waits intitolata “The Briar And The Rose”. La Carroll sbaraglia la concorrenza (se la vogliamo mettere sul piano della sfida) di qualsiasi altra voce black attualmente in circolazione. Suona il  piano d’artista consumata e sfiata il suo limpido jazz in pezzi carichi di storia come “Eleanor Rigby” di Lennon/McCartney. Un talento da scoprire al più presto.

  

WHITEY

WRAP IT UP

Single

MARQUIS CHA CHA

2006

In attesa dell’album “Great Shakes” dei Whitey (ma è già uscito mi domando? Scusate la disinformazione!) gustiamoci questo pezzo ipercalorico “Wrap It Up” in puro stile Klaxons. Energia da vendere e ben spesa. Il retro è quanto di più destabilizzante si possa immaginare, in quanto “I Made Myself Invisibile” sembra un validissimo scarto dei primi Talking Heads. Canzone all’inizio delicata, poi come un fulmine ti spiazza con un ritmo incalzante (la batteria è new wave allo stato puro) e martellante.

 

LIFE IS EASY RECORDS:

 

RESTLESSLIST

BUTLIN BREAKS

For promotional use only

2006

Dai, diciamolo chiaramente –per il mercato discografico- si sta arrivando quasi alla saturazione vera e propria. Da tempo immane ho convenuto che è praticamente impossibile riuscire a seguire un solo genere musicale, figurarsi più di uno. I tre singoli proposti dall’etichetta di Brighton Life Is Easy Records (Uk) sono più che validi, è vero non sto enfatizzando. Ma ancora una volta mi metto nei panni di coloro i quali volessero venire in possesso di questo materiale. Ed il problema, nonostante Internet, non è di facile soluzione. Comunque i Restlesslist paiono usciti da un mexican b-movies, due pezzi strumentali molto Morriconiani e leggiadri.

  

ACTRESS HANDS

HALF AN HOUR

2006

Discorso totalmente differente per Actress Hands: decisamente, a mio modesto parere, molto meno interessanti dei sopra citati Restlesslist. Gli Actress Hands sono autori di un pop-punk sentito e risentito una marea di volte. Ci vorrebbe qualcosa di più originale...

 

MY LITTLE PROBLEM

ALL THESE THING

2006

Ecco quello di cui si sentiva la mancanza, per stemperare l’ansia prepotente che si era freddamente instaurata nel mio lettore, un po’ di calore viscerale. Ebbene My Little Problem –con due brani memorabili “All These Things” e “Lazy”- sono il carburante giusto a quest’ora della notte (2:15 a.m.) in cui si sente forte la mancanza di un corpo femminile. I ghirigori sonori veleggiano dalle parti degli Arab Strap e ciò mi pare già un buon incipit per le future registrazioni della band.

 

THE BLACK SEEEDS

INTO THE DOJO

CD

CAPITOL MUSIC

2006

Il paragone parrebbe a prima vista profano, ma non più di tanto. Qualche anno fa un gruppo chiamato UB40 tentò con enorme successo di coniugare il pop con il reggae. La magica alchimia riuscì talmente bene che la suddetta band campò una carriera intera. A distanza di parecchio tempo The Black Seeds (con una qualità non equiparabile a quella degli UB40) tenta di ripercorrere –per certi versi- i passi vincenti di questo gruppo. Ma i tempi, lo sappiamo, come le stagioni non sono più quelli di una volta. L’album “Into The Dojo” dilata i ritmi lenti del reggae, nascondendo l’ispirazione del pop ed il tutto -alla fine dei fatti- sembra annoiare un po’.

  

THE LAST TOWN CHORUS

WIRE WALTZ

CD – For Promotional Use Only

HACKTONE/LOOSE

2006

 

E’ proprio come quando ti sei innamorato e stai per comunicare ad uno dei tuoi migliori amici il fatale accadimento. Sto scrivendo questa mail a Mr.X per cercare di raccontargli quanto bello sia il cd di The Last Town Chorus alias Megan Hickey. Ma quanto è affascinante questo disco -mi risponde il mio amico- cioè scrivi di più. Fammi sapere. Io continuo dicendo che non è semplice, la voce è femminile; duttile e coinvolgente. Assomiglia molto a quella di Beth Orton, ma i ritmi mi paiono molto più rarefatti e lenti; proprio come il sole all’imbrunire. Megan canta magnificamente e suona la chitarra molto bene, insomma quando ti vengo a trovare (se non riesci a trovarlo in quel solito negozio) te lo porto così lo ascolti e mi dai un tuo parere. Credimi di più non posso fare, ed ora please fammi andare ad ascoltare –per l’ennesima volta- “Boat”, ne vale la pena…

 Claudio Baroni

© Claudio Baroni, 2007

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