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Andrea Di Cesare

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Helmut Dumler

Le Tre Cime di Lavaredo

Tamari Editori, 1972

 

 

La traduzione di questo libro, è bene farlo notare, è del celebre alpinista, nonché esperto di cultura alpina, Spiro Dalla Porta Xidias, e Silvana Aite. Helmut Dumler, celebre scrittore di montagna, noi lo conosciamo soprattutto per il suo “Grande libro dei quattromila delle Alpi”, ormai, putroppo, difficile da reperire.

Dumler, in queste pagine dedicate alle Tre Cime di Lavaredo, ci offre un inquadramento geografico e storico sulle Dolomiti, per poi passare alla cronaca, avvincente, delle prime salite delle Tre, sempre più ardite, soprattutto da parte dei primi loro scopritori, alpinisti viennesi fondatori del Club Alpino Austriaco. Tutto si svolge attorno alla locanda Carbonin, ora noto luogo geografico, allora semplice approdo di alpinisti che dovevano tentare le Tre Cime, divenuta celebre per le imprese di un certo Ploner, montanaro coraggioso che deve la sua fama alle prime conquiste di queste montagne. Si seguono, nella cronistoria, nomi che avrebbero segnato l’alpinismo degli esordi: i fratelli Innerkofler, Otto Szigmondy (Autore del primo libro d’alpinismo, “I pericoli della montagna”), che, ironia della sorte, cadrà e morirà a 24 anni nel tentativo di vincere la parete Sud della Meije, Gorge Winkler, la cui vita “Fu breve, troppo breve: ma non certo priva di avventure e di conquiste” – (morì sullo Zinalrothorn poco dopo aver superato l’esame di maturità).

Tra tutte e tre le Cime, è da sempre la Piccola la più ambita. Dumler ci offre, nelle sue pagine, una appassionata guida per capire quali difficoltà e quali rischi alpinisti molto dotati, visti i tempi, dovevano affrontare per salire in cima a vette che, ancora oggi, con tutto il nostro bagaglio tecnico, non possiamo non temere e considerare potenzialmente mortali. Eppure, corda alla vita, e nessun chiodo, allora si affrontavano simili difficoltà, e con che bravura, e con che coraggio! C’erano anche gare e piccoli sotterfugi che le varie cordate ingaggiavano per garantirsi il primato, come in un romanzo d’appendice di buona scuola ottocentesca. Spero che qualcuno di Voi riesca a trovare e leggere questo libro. Ne vale la pena.

 

 Andrea Di Cesare

© Andrea Di Cesare, 2006

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