ACCOGLIENZA o CONTROLLO e AMMASSO?

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ACCOGLIENZA o CONTROLLO e AMMASSO?

 

L’accoglienza dovrebbe essere uno dei sentimenti e delle disposizioni più naturali ed insite nell’essere umano. Essa fa parte del senso di prossimità e di affetto che dovrebbero unire le persone, le genti, i popoli. E’ una disposizione che appartiene soprattutto alla Madre.

Madre Patria dovrebbe essere un concetto che, dell’essere Madre, non si dimenticasse di coloro che vengono a bussare alla Nostra porta. Accogliere l’estraneo, farlo sentire bene ed accettato, è una delle prime regole di convivenza civile.

E siamo giunti a parlare di Civiltà.

Spinte economiche e politiche di matrice occulta e sovversiva, negli ultimi decenni stanno spingendo – non solo l’Italia, ma tutto il Mondo Occidentale – verso un inasprimento dei sentimenti più incivili e deteriori. Lo sfascio economico mondiale – che secondo alcuni teorizzatori della contro-informazione sarebbe stato prodotto in vitro – ha accentuato odio, sospetto, rifiuto.

I francesi dicevano a questo proposito una cosa saggia: quando la miseria entra dalla porta, l’amore esce dalla finestra.

I CDA, Centri di Accoglienza, furono introdotti nel 1995 con lo scopo di offrire una “prima accoglienza” al migrante che vagabondava sul territorio nazionale, solo per il tempo necessario e tecnico richiesto dalla sua “identificazione” e per la definizione della sua posizione giuridica. I Cara, Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo, affiancarono nel 2002 i CDA.

Ma molti centri di accoglienza sono spesso lontani dai luoghi abitati e dai mezzi pubblici, così che la funzione di  “accogliere” sembra più che altro ridotta al dare un tetto e un letto, in strutture pensate per circa 700 persone, e che ne debbono “accogliere” anche circa 2000. Questo non è accogliere ma accatastare le persone. Un mucchio di persone che sono solo “quote” e non più individui, con una loro storia, un loro passato, una loro identità, oltre a quella giuridico anagrafica.

 

©, 2017

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2 COMMENTS

  1. E’ vero Andrea, viviamo l’altro come un invasore, che ci fa del male, quindi da tenere lontano.
    Dovremmo invece accogliere ogni persona, cercando di recuperare la sua storia, dopodichè valorizzarla e sfruttare le sue potenzialità e voglia di lavorare: così avremmo nuova forza lavoro, nuove idee, nuova cultura.
    Tutto cio’ può solo arricchirci come società.

    bruna 53

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