JAN ZABRANA – TUTTA UNA VITA – diari

0

JAN ZABRANA

“TUTTA UNA VITA”

diari

:duepunti, 2009

C’è in tutta una vita di sofferenza autonarrata, da parte di Jan Zabrana, una eco mai del tutto dissolta di speranza. Una speranza che il regime comunista ha cercato in tutti i modi di sopprimere in lui come in altri suoi colleghi e concittadini non allineati. Di sopprimere con i mezzi più subdoli in possesso di un regime, primo fra i quali l’isolamento, non tanto, non solo in carcere, quanto lavorativo, l’isolamento dalla dimensione etica dell’esistere, svuotata di qualsiasi umana autenticità. Tra lo schiacciare e l’essere schiacciato, tra l’allinearsi e l’essere perseguitato/isolato/incarcerato/torturato, in quei lontani anni’50 che precedettero la Primavera di Praga, Jan Zabrana ha scelto coraggiosamente e tragicamente le seconde opzioni. Figlio di due insegnanti anch’essi perseguitati dal regime comunista a partire dal 1949, Jan Zabrana ha il destino segnato. Sarà la scrittura, soprattutto di questi diari, a salvare in lui la speranza, a conservargli uno spazio privato e intimo di confessione a sé medesimo, in un fitto dialogo con se stesso volto a non fargli cedere ai comunisti la parte più autentica e innocente di sé, malgrado scrivesse: “Ci fregheranno, ci fregheranno tutti… Non hanno fretta, hanno tempo…”. E’ l’umorismo a salvarlo, un umorismo moravo, di una  vecchia Europa dell’Est che già conosciamo – tragico anch’esso, dolente – in Bohumil Hrabal, o in altri scrittori come il Thorsten Becker de “L’ostaggio”, lontano da quella fase aurea che – malgrado il pessimismo che la pervadeva – toccò alla letteratura imperiale ai tempi di Joseph Roth, un pessimismo al confronto, appunto, dorato.

Non vi è estetismo in Zabrana. Non se lo può più permettere nessuno, l’estetismo di un Roth, nella Praga comunista. Solo svangare la palta di una vita persa nelle persecuzioni, nelle delazioni, nella promiscuità di carnefici e vittime, è rimasto nella Praga comunista di Jan Zabrana. Verrà molti anni dopo, con la ventata del rinnovamento politico e culturale, che precedette la caduta del Muro, a fare capolino un Milan Kundera, la nuova coscienza dei giovani europei, la nuova estetica dell’Est, in cui la storia comunista si mescola alle suggestioni di oltre cortina, generando un nuovo, raffinato decadentismo. Ma ci fa bene sapere da dove proveniva questo fenomeno Kundera, ancora tanto misterioso ed enigmatico ai nostri occhi. Veniva da queste pagine, dal tessuto giornaliero di queste pagine di diari narrati da Jan Zabrana.

©, 2009

Condividi l'articolo sui social

LASCIA UN COMMENTO