LA TV SPETTACOLO E LE SUE VITTIME SACRIFICALI – ROBERTO SAVIANO E I SUOI SFRUTTATORI

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LA TV SPETTACOLO E LE SUE VITTIME SACRIFICALI – ROBERTO SAVIANO E I SUOI SFRUTTATORI

(2012)

In un mondo globalizzato, sempre più difficile da comprendere e decifrare, vi sono fenomeni preoccupanti, come la spettacolarizzazione del male. Da quando l’Economia Canaglia imperversa nel mondo e nella società, è diventato difficile e sempre più arduo riconoscere l’oro dal rame, la moneta vera e la moneta falsa, e – per seguire il pensiero di Benedetto XVI – possiamo dire si stia imponendo un pericoloso “relativismo”.

Questo Mondo Gloabalizzato, questo mostro che è l’Economia Canaglia, è una grande bocca, che divora. Cosa divora soprattutto?

L’Economia Canaglia divora soprattutto il senso critico delle persone. Perché? Perché, per conservare il proprio potere, deve cancellare dalla testa delle persone quel senso critico, di realtà, in assenza del quale la gente, i consumatori, gli elettori, i lavoratori, “premiano” certi – canaglieschi – aspetti del mercato, certi prodotti, certi politici, certi programmi televisivi, certi prodotti “culturali” o di consumo che, ahimè, sono diventati la stessa cosa.

Cancellato il senso critico, si è spianata la strada alla spettacolarizzazione del male.

La Televisione ha rinunciato da parecchi anni al suo mandato pedagogico. La Televisione, oggigiorno, è solo spettacolo. Intrattenimento.

In questo panorama, di intrattenimento e spettacolarizzazione, senza più l’ombra di un intento educativo e etico, anche le parole di un Roberto Saviano – parole piene di etica, di impegno civile – divengono spettacolo.

Viene da chiedersi a chi facciano bene quelle parole.

Saviano è un giovane scrittore, che ha avuto l’ingenuità e l’incoscienza, unite al coraggio, di parlare di mafie facendo nomi e luoghi, rendendo il volto anonimo delle mafie un volto reale, riconoscibile. Saviano, così, si è esposto in prima persona, ed è diventato vittima sacrificale. Saviano è un giovane scrittore, che ha bruciato la propria giovinezza, in nome di un ideale, e per questo è già vittima – se non di se stesso – di un meccanismo spettacolarizzante che cinicamente lo sfrutta.

Se paragoniamo l’espressione del viso del padrone di casa – più anziano – e quella di Saviano – giovane uomo – abbiamo subito l’impressione che Saviano sia divorato da una infelicità, da un tormento, che altro non vanno che ad alimentare l’olimpica e gioviale beatitudine del volto del conduttore, che è il volto della Televisione. Una Televisione che, per fare spettacolo e aumentare il proprio share, sfrutta l’infelicità di un giovane scrittore che si è bruciato la vita.

Quelle parole serviranno agli spettatori?

Sorge il dubbio che, allo spettatore, non servano, perché la Televisione non genera cultura, non genera conoscenza, ma tutt’al più emozioni immediate, che dopo 15 minuti si autocancellano, senza lasciare niente.

Quindi, le parole di Saviano, così pregne di tragedia, sono uno spettacolo. Uno spettacolo utile solo ai suoi sfruttatori. Uno spettacolo tragico, con una vittima sacrificale, come avveniva nelle antiche arene. Ahimè.

 

©, 2012

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