LE VIRTU’ DEI FARMACI – QUANDO IL FARMACO SI FA CONTENIMENTO E CURA

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Gli psicofarmaci sono una classe molto eterogenea di farmaci psicoattivi (quindi degli psicotropi legali), approvati per il trattamento di un'ampia varietà di disturbi psichiatrici e neurologici, anche se specie negli ultimi decenni hanno trovato efficacia in patologie non prettamente psichiatriche. La maggior parte di essi possono essere prescritti anche dai medici di medicina generale, anche se alcune tipologie sottoposte a particolare sorveglianza e controllo, sono competenza esclusiva dello specialista psichiatra o neurologo. Nonostante alcuni composti psicoattivi di derivazione naturale siano noti da secoli, a partire degli anni '50 gli psicofarmaci di sintesi hanno diminuito la necessità dei ricoveri in ospedale a lungo termine, riducendo quindi il costo della cura della salute mentale e permettendo una migliore gestione delle patologie psichiatriche. (Wikipedia).

LE VIRTU’ DEI FARMACI – QUANDO IL FARMACO SI FA CONTENIMENTO E CURA

Ci sono aspetti del Dolore Morale, della Tristezza Vitale (altresì conosciuti come “senso di esclusione” e “abbassamento del tono dell’umore”) che solo la psicoterapia verbale non riesce a lenire e curare. Accedere a quell’insight curativo che il paziente può raggiungere per guarire, può essere a volte impossibile senza un intervento famacologico. Ci sono farmaci che danno un forte principio contenitivo, come i tranquillanti maggiori e che, con la loro azione che il paziente può avvertire come “stordente”, vanno ad abbattere prima di tutto il senso d’angoscia, che difficilmente può fare accedere a una psicoterapia.

Quando l’angoscia è elevata, si viene a cancellare il terreno su cui si svolge la psicoterapia, ovvero, il terreno verbale. E i tempi della terapia si allungano, rendendo la guarigione spesso un miraggio. Le difese del paziente restano elevate, e non emerge materiale su cui poter lavorare. Abbassare il livello di angoscia, è come abbassare la temperatura di un manufatto la cui lavorazione prevede che il manufatto sia maneggiato.

La psicoterapia svolge una azione a lungo termine, dopo che l’azione del farmaco ha permesso di abbassare il livello del sintomo. Con la psicoterapia, si giunge a un mantenimento, nel tempo, del livello sintomatologico, magari a un suo cancellamento o a una significativa riduzione.

Nel paziente depresso, però, subentra, a decorso ultimato del suo stato depressivo, un pericoloso senso di perdita per il tempo vissuto nella malattia. Il confronto fra il tempo speso nella patologia, e il tempo ora raggiunto nella guarigione, può generare un secondo, pericoloso insight: ho buttato via la mia vita, se solo fossi stato bene come ora, anche in passato, non avrei buttato via tutti quegli anni. Questa è una fase molto delicata, in cui si fa elevato il pericolo di atti o tentativi suicidari, paradossalmente, proprio quando il paziente sta raggiungendo la guarigione.

Compito del terapeuta, è quello di fare accettare il passato, di rivalutare, agli occhi del paziente, il sintomo che lo ha fatto soffrire. Una presa di valore sul sintomo, malgrado ora sia stato cancellato, è molto importante, al fine di dare valore, senso, al tempo speso nella malattia. Solo così, l’intero cammino acquista senso, e valore. Al contrario, il paziente può facilmente sentirsi espropriato di una parte della propria vita, con conseguente esposizione a gesti di grave entità.

©, 2012

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