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Andrea Di Cesare

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BRIDGET VRANCKX

“150 IDEE PER UN LOFT”

catalogo illustrato

600 pagg.

Logos, 2008

Euro 29,95

Nati negli anni ’50 del secolo scorso a New York soprattutto, come spazi aperti di abitazione e lavoro per artisti, dai costi allora contenuti, i loft si sono evoluti, o meglio “secolarizzati”, in quanto la loro funzione, da originario strumento di lavoro indispensabile a pittori e scultori, è divenuta edonistica, e forse anche un po’ esibizionistica, quale espressione di un gusto abitativo costoso e moderno, high-tech, di facoltosi professionisti che, con l’arte, hanno spesso un legame indiretto, in quanto collezionisti di opere ipervalutate, o galleristi, che utilizzano il proprio loft come luogo per esporre opere d’arte, in una sorta di mostra permanente, o per organizzare gremiti party e dj-set. Malgrado, di recente, l’utilizzo del loft si sia svuotato del suo significato arcaico, della sua funzione di laboratorio abitazione, sia stato quindi privato della vitalità che permea la creazione artistica, col suo corollario di disordine e magari anche di sporcizia, e di povertà di mezzi – si pensi ai primi loft arredati con mobili raccogliticci, di scarto, ma molto creativi e “caldi” – ha mantenuto il fascino originario derivante da un ambiente vasto, luminoso, in cui l’aspetto del vivere e dell’abitare coesistono in stretta simbiosi con quello del lavorare: infatti, nuove professioni si sono affacciate al gusto del loft, in quanto a prediligerlo non sono più solo pittori e scultori, ma fotografi, designer, stilisti, architetti e negozianti, nuovi acquirenti in linea con l’evoluzione del mercato, che ha reso i loft molto ambiti, e sempre più costosi. Divenuti - però - in molti casi spazi meramente abitativi, dagli elevatissimi costi di ristrutturazione e arredamento, il cui valore intrinseco, a chi scrive, sfugge, in quanto, a suo avviso, la spesa sostenuta non giustifica lo scopo abitativo in sé, ma va a coprire un fabbisogno di tipo unicamente estetico, dal vago sapore – a volte futile – di superlusso e sperpero. In fondo, cosa è rimasto del concetto originario di loft (open-space, rilevato da ex industrie o garage, arredato in maniera spartana e funzionale a un tipo di lavoro che richiede ampio spazio di manovra per disporre i materiali, spesso non ristrutturato e lasciato allo stato grezzo per contenerne i costi in quanto, si sa, gli artisti non sono mai stati ricchi) in questi ambienti sofisticati, dove l’acciaio inox e le strutture luminescenti spadroneggiano, dove il design d’interni, aumentando la vivibilità e lo sfruttamento razionale dello spazio, al tempo stesso sottrae spontaneità e immediatezza a un ambiente che è divenuto oggetto di accurato – e dispendioso – studio da parte di architetti e arredatori?

Il Volume in esame, ha il pregio di presentare al lettore una casistica architettonica e arredativa molto ampia di loft, e per la dislocazione geografica (si va da New York a Tel Aviv a Bruxelles a Johannesburg), e per il tipo di pianta, di materiali usati e di stili arredativi. 150 esempi, commentati da un testo godibile anche dai non esperti, e rappresentati attraverso fotografie di grande impatto visivo. Il ritratto complessivo del concetto di loft che ne emerge, è quello di un grande ambiente lussuoso, nel quale la ricerca cromatica gioca un ruolo fondamentale, essendo il loft un luogo che vive soprattutto di luce, e colore. Sono riportati esempi di loft più spartani, dove l'artista vive e produce le sue opere, e quelli di loft che sono essi stessi vere e proprie opere d'arte, il cui fascino, la cui riuscita estetica è affidata all'alta qualità degli interventi architettonici, e dei materiali. Siamo, come dicevo, molto distanti dalla originaria bohème che ispirò nel secolo scorso il gusto del loft, gli artisti non se lo possono più permettere, ma un che, anche se rarefatto, di quell'antico concetto è rimasto: infatti, chi predilige il loft, è individuo originale, che ama l'arte e il bello, forse nelle sue forme più estremizzate, in una sorta di d'annunzianesimo moderno e rivisitato, dove arte e vita coincidono secondo il valore del decadentismo.

 Andrea Di Cesare  

LINK CORRELATO: CINDY GALLOP

© Andrea Di Cesare, 2009

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